La Corte d’assise d’appello di Perugia è tornata a esaminare il caso della morte di Samuele De Paoli, avvenuta nell’aprile 2021, con al centro del dibattimento la responsabilità di Patrizia Pinheiro Duarte. La donna, già assolta in primo grado, è ora nuovamente sotto processo, accusata di omicidio preterintenzionale. Secondo l’accusa, nonostante non avesse intenzione di uccidere, l’imputata avrebbe comunque superato i limiti della difesa legittima, mettendo le mani al collo della vittima in un gesto che non sarebbe stato puramente difensivo. Il processo si è riaperto: l’accusa ha chiesto 6 anni per la transessuale.
La dinamica della colluttazione: un punto cruciale del processo
Il cuore del dibattito in aula è stato la ricostruzione della colluttazione che ha preceduto la morte di De Paoli. I medici-legali incaricati, durante l’esame in contraddittorio, hanno mostrato divergenze significative sulle cause del decesso e sulla dinamica dell’aggressione. Secondo le perizie del giudice, la morte sarebbe stata provocata da un “afferramento” del collo di Samuele e una contemporanea “compressione” del nervo vagale tramite il pollice di Patrizia. Sebbene tale azione sia stata definita “modesta” e “fortuita”, l’accusa ritiene che non si sia trattato di un semplice gesto difensivo. L’ipotesi accusatoria implica che l’imputata abbia agito con un’energia superiore a quella giustificata dalla difesa, oltrepassando il limite della reazione proporzionata.
Contrasti tra periti: il confronto in aula
Nel corso del processo, il confronto tra i consulenti dell’accusa, i medici Mauro Bacci e Sergio Scalise Pantuso, e i periti difensivi, Vittorio Fineschi e Aniello Maiese, si è fatto acceso. Tuttavia, è stato durante l’intervento del procuratore generale Sottani che le divergenze sono emerse in modo più marcato. Sottani ha messo in discussione la ricostruzione dei periti difensivi, che avevano sostenuto che la colluttazione si fosse svolta esclusivamente all’interno dell’abitacolo della vettura, lato guidatore. Il procuratore ha suggerito che la dinamica fosse più complessa, sollevando dubbi sulla versione degli eventi.
Il caso del trascinamento del cadavere
Un altro punto controverso emerso in aula riguarda l’ipotesi del trascinamento del corpo di Samuele nel fosso. Anche su questo aspetto, i periti si sono trovati su posizioni opposte, con Fineschi e Maiese che non sembrano condividere l’interpretazione accusatoria, che suggerisce che il corpo sia stato spostato deliberatamente. La posizione di Samuele nel momento fatale è diventata un altro campo di battaglia, con il procuratore generale che ha sottolineato come il ragazzo fosse “sotto” l’imputata, e quindi soccombente, mentre i periti difensivi sostengono che la vittima fosse “sopra” l’imputata al momento della morte.
La posizione dell’accusa e della difesa
Per l’accusa, il gesto di Patrizia Pinheiro Duarte di afferrare il collo di Samuele, pur non avendo intenzione di ucciderlo, va oltre la legittima difesa. In sostanza, l’accusa ritiene che l’imputata non si sia limitata a un atto difensivo, ma che abbia agito in modo sproporzionato, dando luogo a una reazione letale. Per la difesa, invece, la morte di Samuele sarebbe il risultato di un’accidentale escalation durante una colluttazione che non aveva mai messo in pericolo di vita l’imputata.