La disparità salariale tra uomini e donne rimane uno dei temi più rilevanti del mercato del lavoro in Italia. Questo il focus del convegno “Retribuzioni – chi paga il gap?”, organizzato dalla Uiltucs Umbria, che ha messo in luce come la minore partecipazione femminile nel mondo lavorativo amplifichi il gender gap e le disuguaglianze salariali. Un problema che, come sottolineato durante l’incontro, contrasta con i principi costituzionali italiani.
Il seminario formativo, che ha visto la partecipazione di esperti del settore, tra cui il giuslavorista Andrea Favretto, Samantha Merlo della Uiltucs nazionale e Luca Visentini dell’Agsg nazionale, ha fornito un’analisi della situazione normativa italiana. La Costituzione italiana pone delle regole precise per garantire l’uguaglianza di genere nel lavoro, ma tali norme spesso non vengono rispettate. Inoltre, le direttive europee hanno progressivamente spostato il focus dalla tutela delle donne alla prevenzione delle discriminazioni di genere, rappresentando un cambiamento significativo nella lotta al gender gap.
A seguire, una tavola rotonda moderata dalla giornalista Claudia Marin ha visto la partecipazione di figure di rilievo come Giancarlo Bizzarri (Punto Zero Scarl), Antonello Buono (The Hospitality Experience Borgo dei Conti), Ingrid Galvani (Uiltucs Umbria), Caterina Grechi (Centro pari opportunità Regione Umbria) e Lorenzo Ortolani (Coop Centro Italia). Le conclusioni sono state affidate a Paolo Andreani, segretario generale della Uiltucs.
Nel suo intervento, Andreani ha evidenziato il peso della cultura patriarcale nel mantenere gli uomini ai vertici del business e le donne in ruoli marginali o di supporto. “C’è una cultura patriarcale con uomini nel business, dove si decide. Le donne spesso nello staff, o in ambiti diversi”, ha affermato, ponendo l’accento sulle sfide che le donne affrontano, soprattutto nei livelli più bassi della gerarchia lavorativa.
Il segretario generale ha inoltre affrontato il tema della differenza retributiva, che varia dal 4% al 15%, sottolineando come il lavoro femminile sia spesso confinato al part time e alla flessibilità. Questo contribuisce a creare una disparità salariale notevole, con le donne che guadagnano significativamente meno rispetto ai loro colleghi uomini a parità di ruolo.
Andreani ha poi evidenziato la necessità di intervenire a livello legislativo e contrattuale per affrontare questa disuguaglianza. “Possiamo intervenire sia a livello legislativo che con i contratti di lavoro”, ha dichiarato, spiegando che la Uiltucs ha già istituito la figura della garante di genere. Questo ruolo è pensato per monitorare che le retribuzioni siano effettivamente eque e che vengano rispettati i diritti delle lavoratrici.