Alle Pmi umbre manca personale con competenze green

In Umbria, le piccole e medie imprese affrontano gravi difficoltà nel reperire personale con competenze green. La carenza di lavoratori qualificati frena la transizione energetica. Scopri i dati e le soluzioni proposte.

Secondo una recente rilevazione presentata da Confartigianato, l’Umbria si colloca tra le prime regioni italiane per difficoltà di reperimento di personale qualificato nelle competenze green. Con il 57,7% di lavoratori introvabili rispetto al totale richiesto, la regione si trova dietro solo a Trentino-Alto Adige (64,6%) e Friuli-Venezia Giulia (59,3%). Questo dato evidenzia un problema significativo per le piccole e medie imprese (Pmi), che vedono rallentare il processo di transizione energetica e ambientale a causa della mancanza di manodopera specializzata.

Le competenze più ricercate riguardano i settori del risparmio energetico e della riduzione dell’impatto ambientale, aree strategiche per lo sviluppo sostenibile delle imprese. A livello nazionale, si stima che oltre 828 mila lavoratori, pari al 51,9% della forza lavoro richiesta con queste qualifiche, risultino introvabili. Il fabbisogno complessivo ammonta a quasi 1,6 milioni di lavoratori, secondo i dati del 2023.

Le piccole imprese sono le più colpite da questa carenza: il 45,8% dei lavoratori richiesti proviene infatti da questo settore, contro il 35% delle medie e grandi imprese. Questa disparità sottolinea l’importanza delle Pmi nell’economia italiana e la necessità di politiche mirate per supportare il loro percorso verso la sostenibilità.

A livello europeo, la situazione non è molto diversa: il 38,9% delle piccole e medie imprese dell’UE dichiara che la scarsità di competenze green rappresenta un ostacolo significativo per diventare più sostenibili. In Italia, il problema è particolarmente sentito, con il 42,9% delle imprese che lamentano difficoltà, una percentuale superiore a quella della Germania (39,4%) e della Spagna (34,8%). Solo la Francia presenta una situazione peggiore, con il 44,9%.

Le costruzioni sono il settore più in difficoltà, con il 62% delle imprese che non riesce a trovare personale qualificato in ambito ambientale. Seguono il manifatturiero, con il 53,1%, e i servizi, con il 49,7%. Questi settori, cruciali per l’economia italiana, necessitano urgentemente di lavoratori in grado di implementare pratiche sostenibili e tecnologie innovative per ridurre l’impatto ambientale.

Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese, ha sottolineato la gravità della situazione: “Non possiamo permetterci di lasciare scoperti centinaia di migliaia di posti di lavoro”. Granelli ha anche evidenziato l’importanza di sviluppare nuove politiche formative che facilitino un raccordo più stretto tra scuola e imprese. “La transizione energetica e ambientale si realizza anche con un’adeguata preparazione dei giovani, che devono essere pronti a rispondere alle nuove esigenze delle imprese sempre più orientate alla tutela dell’ambiente”, ha aggiunto.

Per affrontare la crescente domanda di lavoratori qualificati nel settore ambientale, è necessario un approccio integrato che coinvolga istituzioni, imprese e sistema educativo. Investire nella formazione di giovani e lavoratori attuali su competenze green è fondamentale per garantire una transizione energetica efficace e sostenibile.

Le Pmi, in particolare, devono poter contare su programmi di formazione mirati e su incentivi che facilitino l’assunzione di personale specializzato. Solo così sarà possibile colmare il divario tra domanda e offerta e sostenere il percorso verso un’economia più verde e resiliente.

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