Lavoro in Umbria, la spinta del Pnrr sul ricambio generazionale. Ma resteranno tanti “buchi”

L’Umbria prevede un fabbisogno di 66.200 nuovi occupati entro il 2028, con una crescita annua del 4%. Sfide per il reperimento del personale e l’attuazione del Pnrr.

Secondo il report “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2024-2028)” elaborato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro, l’Umbria vedrà un incremento occupazionale significativo. Nel quinquennio 2024-2028, il fabbisogno stimato è di 66.200 nuovi occupati, con 52.700 unità richieste dal settore privato e 13.500 dal pubblico. Questo comporta un aumento medio annuo del 4%, ben superiore alla media nazionale del 3,3%.

Crescita economica e ricambio del personale

Il report specifica che dei 66.200 nuovi posti di lavoro, 44.100 saranno dovuti alla sostituzione di personale in uscita, mentre 22.100 deriveranno dall’espansione economica. Di questi ultimi, solo 100 riguarderanno il settore pubblico, mentre il resto sarà destinato al privato. Questo dato fa presupporre una crescita economica regionale superiore a quella nazionale, in particolare rispetto al Centro Italia. Come spiegato, “la quota di avviamenti legati all’espansione economica è più elevata in Umbria (33,5%) rispetto alla media nazionale (21,6%)”.

Lo skill mismatch

Nonostante il quadro positivo, emergono delle criticità legate al reperimento di personale. In Umbria, il 62% delle assunzioni previste è considerato di difficile reperimento, ben oltre il 49% della media nazionale. Questo significa che, potenzialmente, tre posti di lavoro su cinque potrebbero rimanere vacanti, soprattutto a causa di un “gelo demografico” che inizia a pesare fortemente sulla capacità di trovare candidati. Come sottolineato da Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria, “la maggior parte delle assunzioni a rischio lo sono perché i candidati non si presentano proprio”.

Impatto del Pnrr e dei settori trainanti

Il report evidenzia anche l’importanza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che potrebbe generare fino a 970mila nuovi posti di lavoro in Italia, pari al 25,2% degli avviamenti complessivi. In Umbria, il Pnrr avrà un impatto notevole, specialmente nei settori “finanza e consulenza” (23%), “commercio e turismo” (21%) e “formazione e cultura” (12%). Tuttavia, come ha dichiarato Mencaroni, “è fondamentale che il Pnrr sia attuato e che ciò sia fatto nei tempi previsti” per garantire la realizzazione di questo potenziale occupazionale.

Invecchiamento della forza lavoro

Un altro elemento critico riguarda l’invecchiamento della forza lavoro. Il report mostra che nel 2021 il 6,7% degli occupati umbri aveva più di 59 anni, mentre nel 2022 la percentuale è salita al 7,3%. Questo invecchiamento rapido crea ulteriore pressione sulle dinamiche occupazionali, richiedendo politiche mirate per favorire l’inserimento di giovani e nuovi lavoratori.

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