Dare subito corso alle sollecitazioni della Corte Costituzionale per realizzare le Rems, (residenze l’esecuzione delle misure di sicurezza destinate ai detenuti con problemi psichiatrici. Questo il problema ulteriore emerso dalla riunione che si è svolta a Perugia fra il procuratore generale Sergio Sottani, gli omologhi di Terni (Andrea Claudiani) e Spoleto (Claudio Cicchella), i direttori ed i comandanti della Polizia Penitenziaria ed i vertici dell’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Perugia.
Si trattava di un incontro nell’ambito della difficile situazione carceraria, che fa seguito anche al Decreto carceri emesso dal Governo: “Un provvedimento – scrive Sottani – che sembra però insufficiente a risolvere i gravi e annosi problemi del sistema carcerario italiano”.
Bacchettate sulle dita al Governo quindi anche perché il quadro che emerge è ben oltre il codice rosso. I dati raccolti dal monitoraggio della Procura evidenziano, innanzitutto, il persistente problema del sovrannumero dei detenuti presenti rispetto alla capienza regolamentare. “Un elemento di criticità questo – scrive Sottani – che sembra accomunare tutti e quattro gli istituti del territorio con maggiore attenzione per quelli di Perugia (+44 percento) e Terni (+33 percento), in misura più contenuta per Spoleto e Orvieto. Forte anche la percentuale di detenuti stranieri ospitati nelle quattro carceri che è pari al 31 percento del totale.
Anche per il 2024 sono emerse le difficoltà di gestione da parte del personale impegnato all’interno delle carceri: Sottani, infatti – come aveva già confermato a Tomorrow anche il segretario del Sappe Bonino, una grave carenza di organico del Corpo di Polizia Penitenziaria, in particolare negli istituti di Perugia e Terni. Ma non è tutto. “Sono ancora elevati, sebbene non aumentati- prosegue Sottani – i casi di autolesionismo, di tentato suicidio o aggressione al personale in servizio o ad altri operatori. Registrato inoltre un caso di suicidio”
Sottani ha ricordato il recente protocollo firmato, su questo fronte fra Procura generale e le due Asl Umbria 1 e 2 di applicazione di misure di sicurezza e trattamento di autori di reato affetti da tali patologie: “L’accordo – scrive ha già preso forma nei giorni scorsi attraverso una capillare raccolta dei dati inerenti i reclusi con tali problematiche e un censimento aggiornato delle comunità terapeutiche regionali”
Nel Protocollo sono previste infatti non solo concrete forme di collaborazione e coordinamento tra autorità giudiziaria e servizio sanitario, ma vengono anche dettati precisi criteri organizzativi, sulla base del riconoscimento del ruolo solo residuale che deve avere la misura di sicurezza detentiva, dovendosi dare prevalenza al trattamento terapeutico e riabilitativo nel contesto territoriale di riferimento. “Il progetto terapeutico – conclude – deve essere individualizzato, anche al fine di limitare il numero delle detenzioni”.