Amanda Knox: “La giustizia italiana mi perseguita da 17 anni”

L'ex studentessa americana attacca il sistema giudiziario italiano dopo la condanna per calunnia ai danni di Patrick Lumumba, legata al caso Meredith Kercher.

Amanda Knox, la cittadina americana coinvolta nel caso dell’omicidio di Meredith Kercher, ha espresso duri commenti sulla giustizia italiana dopo che sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna per calunnia. La Corte d’assise d’appello di Firenze ha condannato la Knox a tre anni di reclusione per aver accusato ingiustamente Patrick Lumumba, un uomo innocente, dell’omicidio di Kercher. La condanna è già stata scontata con i quattro anni passati in carcere prima della sua assoluzione definitiva per l’omicidio.

Knox ha dichiarato sui social media: “Il sistema giudiziario italiano mi tormenta da 17 anni”, aggiungendo che questo tormento è iniziato durante il suo interrogatorio e continua nei tribunali. “Più di recente nella motivazione che spiega perché mi hanno dichiarato colpevole di calunnia a giugno,” ha affermato Knox, riferendosi alla sentenza della Corte d’assise d’appello di Firenze.

Secondo i giudici, Knox avrebbe accusato Lumumba “per uscire dalla scomoda situazione in cui si trovava” e per porre termine alle indagini. La Corte ha stabilito che Knox si trovava all’interno della casa al momento dell’omicidio e quindi ben sapeva che Lumumba non fosse presente. Tuttavia, la difesa di Knox ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione, aprendo la possibilità di un ulteriore capitolo in questa complessa vicenda giudiziaria.

Il processo per calunnia è stato avviato dopo il riconoscimento della violazione dei diritti di difesa di Knox e il conseguente rinvio della causa dalla Cassazione per “porre rimedio”. Al centro del processo, il memoriale scritto da Knox la mattina del 6 novembre, subito dopo il suo fermo per l’omicidio di Kercher.

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