La Corte d’Appello di Perugia è un forno: “Si arriva fino a 36 gradi, impossibile lavorare”

Temperature estreme fino a 32 gradi negli uffici e 36 nei bagni: questa è la situazione critica denunciata dai dipendenti e dalla Rsu della Corte d'appello di Perugia. Arrivati i condizionatori

Temperature estreme fino a 32 gradi negli uffici e 36 nei bagni: questa è la situazione critica denunciata dai dipendenti e dalla Rsu della Corte d’appello di Perugia. Le condizioni di lavoro al terzo piano di palazzo del Capitano del popolo sono diventate insostenibili, mettendo a rischio la salute dei lavoratori.

Il problema principale è l’“impianto di condizionamento obsoleto e malfunzionante”, che serve il terzo piano dell’edificio. La Rsu ha evidenziato che le finestre sono prive di persiane, rimosse perché “fatiscenti e pericolose”, e mancano le tapparelle necessarie per la schermatura solare. La posizione e l’esposizione del palazzo aggravano ulteriormente la situazione durante i mesi estivi. Essendo il terzo piano l’ultimo piano dell’edificio, si verificano tutte le problematiche climatiche tipiche dei sottotetti.

Mercoledì scorso, è stata avanzata una richiesta urgente per risolvere la situazione. L’obiettivo era prevenire “danni alla salute dei lavoratori” e ridurre il rischio di incidenti dovuti a una diminuzione dell’attenzione, nonché prevenire l’insorgere di “disturbi cardiovascolari”. La soluzione è arrivata tempestivamente: la Corte d’appello ha acquistato condizionatori portatili per gli uffici del terzo piano, che ospita la sezione Lavoro e diversi altri uffici.

Claudia Matteini, presidente facente funzioni, ha sottolineato l’attenzione particolare rivolta alla tutela della salute dei lavoratori e al benessere lavorativo. In una nota, ha ricordato che l’Ufficio aveva già segnalato nel marzo 2023 al ministero competente il “malfunzionamento dell’impianto di condizionamento”, senza però ottenere risposta. Anche la sostituzione delle persiane e il contratto d’appalto stipulato nel 2018 con il provveditorato alle opere pubbliche non hanno ancora avuto seguito.

Un quadro sconfortante, al quale si aggiunge quello denunciato nei giorni scorsi dalla Cgil, col cambio di appalto per i servizi digitali, che rischia di lasciare a casa diverse professionalità.

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