Una chirurga dell’ospedale di Perugia è stata condannata a risarcire 33 mila euro per una serie di interventi chirurgici su una paziente, effettuati in un breve periodo di tempo nel 2010.
La Corte dei Conti ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di una chirurga dell’ospedale di Perugia, costringendola a pagare 33 mila euro per il caso di una paziente operata tre volte in meno di due mesi. Nel frattempo, altri tre ginecologi coinvolti nella vicenda hanno scelto il rito abbreviato, versando complessivamente circa 38 mila euro. Tuttavia, per altri tre medici citati in giudizio, le richieste di condanna sono state respinte. La paziente, di nazionalità straniera, era già stata risarcita con 165 mila euro circa dieci anni fa.
Gli eventi risalgono alla fine del 2010, quando la paziente fu sottoposta a tre interventi chirurgici tra il primo dicembre e il 20 gennaio del 2011. Il primo intervento fu una “laparotomia esplorativa per voluminosa cisti ovarica”. Due medici che parteciparono all’operazione optarono per il rito abbreviato e pagarono le relative sanzioni, mentre uno specializzando del secondo anno fu scagionato da ogni accusa.
Pochi giorni dopo il primo intervento, e appena dimessa, la paziente si presentò nuovamente in Pronto soccorso a causa di forti dolori pelvici e una ferita laparotomica secernente. Un’ecografia rivelò la presenza di sangue libero e coaguli nel Douglas, richiedendo un secondo intervento chirurgico. Anche in questo caso, uno dei quattro medici coinvolti accettò il rito abbreviato e pagò la sanzione. La Procura contestò agli altri tre medici il fatto di aver partecipato all’operazione, sostenendo che dovesse essere eseguita da chirurghi addominali. Tuttavia, la Corte dei Conti rilevò che due di loro erano specializzati in chirurgia generale e quindi qualificati per trattare lesioni addominali.
Nel secondo intervento, eseguito per porre rimedio a un’emorragia insorta sei giorni dopo la prima operazione, i giudici non sono riusciti a individuare un errore tecnico specifico commesso dai tre medici. Né il medico legale di parte né la Procura sono stati in grado di chiarire quale lesione intestinale non sarebbe stata adeguatamente trattata, causando il peggioramento della paziente. Di conseguenza, nessuno dei tre medici può essere ritenuto responsabile di alcuna violazione.
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