Perugia, agente immobiliare rivende casa ai proprietari a tassi di usura: condannata

La donna è stata ritenuta anche dai giudici di secondo grado concorrente «nel delitto di usura» dopo essere stata denunciata insieme a un altro uomo dai proprietari di alcune abitazioni

A Perugia una vicenda giudiziaria  ha coinvolto due persone, tra cui un’agente immobiliare, accusate di usura per accordi legati a immobili pignorati. Ne riferisce Il Messaggero

La storia inizia con una situazione di difficoltà economica e la speranza di riacquistare la propria casa finita sotto pignoramento. Questa speranza, secondo i giudici di primo grado e di appello, ha portato alcune persone a firmare accordi molto svantaggiosi. I proprietari, pur di tornare in possesso del loro immobile, hanno accettato condizioni onerose. La sentenza 100 del 2024 della Corte d’appello, depositata il 13 maggio, riporta come questi accordi siano stati giudicati come usura.

La donna imputata, un’agente immobiliare, è stata ritenuta concorrente nel delitto di usura. La sua accusa deriva dalla denuncia fatta dai proprietari di alcuni immobili, i quali hanno raccontato di aver ceduto le loro case, sottoposte a esecuzione, con l’accordo di poterle riacquistare successivamente a un prezzo crescente nel tempo. Gli imputati avrebbero fatto stipulare alle vittime una proposta irrevocabile di riacquisto dell’immobile già venduto, con il prezzo che aumentava con il passare del tempo, configurando così il reato di usura.

Le condanne in primo grado erano severe: tre anni e due mesi per l’uomo coinvolto, difeso dall’avvocato Francesco Falcinelli, e due anni e quattro mesi per l’agente immobiliare, difesa dall’avvocato Andrea Moroni. Tuttavia, in appello, le pene sono state ridotte. L’uomo, a seguito di un accordo, è stato condannato a due anni con pena sospesa, mentre la professionista ha visto la sua pena ridotta a 16 mesi. Quest’ultima ha deciso di proseguire la battaglia legale fino in Cassazione per dimostrare la correttezza del proprio operato.

Secondo i giudici d’appello, l’agente immobiliare ha avuto un ruolo attivo nelle trattative. Si legge nella sentenza che questa, in qualità di agente immobiliare, ha ricevuto le parti nel proprio ufficio per conto dell’altro imputato, spiegando loro tutti i termini dei rapporti e facendoli firmare la proposta di acquisto. Ha inoltre ricevuto gli assegni relativi all’acquisto dell’immobile, suggerendo alle vittime di accettare le richieste dell’usurario principale.

La vicenda mette in luce come situazioni di difficoltà economica possano portare a decisioni disperate, accettando condizioni svantaggiose pur di tentare di riacquistare una proprietà perduta. La giustizia ha ritenuto questi accordi come forme di usura, punendo i responsabili, ma la battaglia legale continua, con l’agente immobiliare decisa a dimostrare la propria innocenza fino all’ultimo grado di giudizio.

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