In Umbria, il Tribunale della Corte dei Conti ha recentemente concluso un caso riguardante un medico ginecologo dell’unità sanitaria locale Umbria 1, operante all’ospedale di Branca. Il professionista era stato accusato di aver causato danni indiretti per un ammontare di 430.000 euro, relativi a complicazioni durante un parto. Questi danni erano stati inizialmente stimati dalla Regione Umbria, che aveva risarcito la famiglia della neonata con 800.000 euro per lesioni cerebrali ipossico-anossiche, risultando in un’invalidità permanente del 40%.
La Procura contabile aveva messo in discussione la gestione della gravidanza da parte del ginecologo, sottolineando una presunta negligenza nella misurazione della biometria fetale e nella rilevazione del rallentamento della crescita del feto. Era emerso che il medico non aveva identificato alcune anomalie significative, come la calcificazione della placenta che indicava un suo invecchiamento precoce, potenzialmente dannoso per il bambino.
Tuttavia, dopo un’attenta valutazione delle testimonianze e delle analisi presentate durante il processo, i giudici hanno determinato che le complicazioni erano attribuibili a condizioni patologiche del feto e a circostanze che si erano verificate prima del parto, le cui cause esatte rimanevano indefinite. Hanno inoltre notato l’omissione di un esame di flussimetria che avrebbe potuto identificare il rischio, ma hanno riconosciuto che tale procedura non è routinariamente prescritta dal sistema sanitario nazionale, a meno che non ci siano indicazioni specifiche, che in questo caso non erano state soddisfatte.
Di conseguenza, il ginecologo è stato prosciolto da ogni accusa, e la responsabilità per il risarcimento è stata affidata alla Regione Umbria e all’assicurazione della struttura ospedaliera.