Cresce il popolo delle partite Iva, ma l’Umbria è sempre in fondo

La regione è in controtendenza rispetto al dato nazionale diffuso dalla Cgia di Mestre che vede aumentare il numero dei liberi professionisti in tutta Italia

Nel contesto in cui gran parte dell’Italia vede un aumento delle partite IVA dopo l’anno incancellabile del 2020, l’Umbria continua a segnare un declino, posizionandosi tra le regioni con la situazione più preoccupante. Secondo l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre (Venezia), a livello nazionale la platea delle partite IVA è tornata stabilmente sopra i 5 milioni.

“Tuttavia”, sottolinea il rapporto, “pur registrando un lieve aumento rispetto a quattro anni fa, il numero rimane notevolmente inferiore rispetto ai 6,2 milioni degli inizi del 2004, vent’anni fa”.

Nei primi nove mesi del 2023, l’andamento delle partite IVA non ha riguardato tutte le regioni in modo uniforme. Mentre Molise (+8,4%), Liguria (+8,2%), Calabria ed Emilia Romagna (+5,6%) hanno registrato i maggiori incrementi, Abruzzo (-4,9%), Umbria (-5,6%), Trentino Alto Adige (-8,4%) e Marche (-10,1%) hanno invece subito contrazioni significative.

A livello nazionale, è in calo costante il numero delle attività che rappresentano il lavoro autonomo “classico”, come artigiani, piccoli commercianti e agricoltori, che costituiscono quasi il 75% del totale. Tra il 2014 e il 2022, il numero di queste categorie è diminuito complessivamente di 495.000 unità. Gli agricoltori sono diminuiti di 33.500 unità (-7,5%), i commercianti di 203.000 (-9,7%) e gli artigiani di quasi 258.500 (-15,2%). Al contrario, sono in crescita le partite IVA senza albo od ordine professionale.

Il “blocco sociale” delle partite IVA, che superava i 6 milioni prima del Covid, rappresentava quasi 200 miliardi di PIL ed è diventato una componente strutturale del sistema economico italiano, soprattutto nel Nordest. Il trend positivo degli ultimi tre anni è attribuibile alla ripresa economica post Covid, con un PIL che ha registrato una forte crescita nel biennio 2021-2022, aumentando l’occupazione, compresa quella indipendente.

L’introduzione del regime forfettario per attività con ricavi inferiori a 85.000 euro e il boom dello smart working potrebbero aver contribuito all’espansione delle partite IVA. Tuttavia, non è escluso che la crescita numerica del settore sia dovuta anche all’incremento delle “false” partite IVA, stimato attualmente intorno alle 500.000 unità.

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