L’Umbria affonda: è fuga di cervelli e chi resta non si laurea

La tendenza è stata analizzata in una mappa realizzata dalla Direzione Generale delle Politiche Regionali della Commissione Europea.

Il fenomeno del declino demografico e della bassa qualificazione dei giovani è una realtà preoccupante in diverse regioni italiane, inclusa l’Umbria. Questa tendenza, che si manifesta non solo nel Mezzogiorno ma anche in altre aree del paese, è stata analizzata in una mappa realizzata dalla Direzione Generale delle Politiche Regionali della Commissione Europea. L’analisi si basa su quattro indicatori chiave: immigrazione netta di giovani, variazione del numero di laureati, numero di laureati in età lavorativa e variazione della popolazione in età lavorativa. Tra le regioni più colpite figurano, oltre all’Umbria, il Piemonte, la Liguria, la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia, le Marche e l’Abruzzo. A livello europeo, la situazione è più grave in Romania, Bulgaria, Ungheria e Croazia, un contesto che a Bruxelles è stato descritto come la “trappola dello sviluppo dei talenti”.

Focalizzando l’attenzione sull’Umbria, si osserva che tra il 2015 e il 2019, il saldo migratorio per la fascia di età 15-39 anni è stato in media di 1,5 ogni mille residenti all’anno. Inoltre, nel 2020, solo il 23,10% delle persone tra 25 e 64 anni aveva conseguito una laurea, con un incremento medio negli ultimi cinque anni di soli 3,3 punti percentuali. La riduzione della popolazione attiva ha raggiunto l’8,5%, con conseguenze significative sul piano economico e sulla sostenibilità dei sistemi di pensioni, sanità e assistenza.

La Commissione Europea sottolinea che “la mancanza di rinnovamento generazionale di lavoratori altamente produttivi può generare squilibri economici e sociali.” La diminuzione dei giovani nel mercato del lavoro implica una ridotta capacità di innovazione e un potenziale di crescita limitato per le aziende e per l’economia nel suo complesso.

Da Bruxelles arriva l’indicazione che è fondamentale aumentare la produttività e l’innovazione per compensare il calo della popolazione in età lavorativa, con un bisogno crescente di lavoratori qualificati. Per affrontare questa sfida, è stato avviato un meccanismo di incentivazione dei talenti basato su otto pilastri, tra cui l’adattamento delle regioni alla transizione demografica. Questo approccio mira a supportare le aree con alti tassi di emigrazione giovanile, promuovendo lo sviluppo dei talenti attraverso politiche territoriali mirate. Altre iniziative includono l’impiego delle risorse del Fondo Sociale Europeo per la formazione e l’educazione.

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