Niente farmaci per i dolori lancinanti, poi si impicca. La Regione: “Condizioni in carcere problema sociale”

La vittima, originaria di Taranto, aveva trenta anni: è il primo suicidio nella sezione femminile, il secondo in Umbria nel 2025. Proietti e Barcaroli: "Detenzione non si solo sorvegliare e punire"

Alle compagne di cella ha detto solo che non le andava di uscire per l’ora d’aria, nonostante la bella giornata.  Poi, quando è rimasta sola, mentre le altre compagne di cella usufruivano del momento di relax e di un momento di sorveglianza, si è tolta la vita impiccandosi. È morta così nella giornata del 21 settembre la trentenne, di origine tarantina detenuta nel carcere di Capanne: è il primo della storia nella sezione femminile, il secondo nel 2025 in Umbria dopo quello avvenuto nel Maggio scorso al carcere di Terni.

La donna suicida, arrestata per fatti di droga, usufruiva del servizio psicologico interno, ma non era considerata un soggetto a rischio. Negli ultimi giorni, secondo quanto riferito dalla Uila,  avrebbe chiesto con insistenza la somministrazione di un particolare farmaco antidolorifico che però non era stato possibile reperire. Poi il tragico gesto, scoperto dalla polizia penitenziaria.

A livello nazionale, salgono  62 il numero dei sucidi in carcere in Italia dall’inizio dell’anno (compreso un sottoposto a misura di sicurezza in una Rems). Cinque erano donne di età compresa tra 26 e 52 anni. Sulla vicenda la procura di Perugia ha aperto un’inchiesta: a una prima ispezione cadaverica, seguirà l’autopsia.

Proietti e Barcaioli: situazione drammatica e insostenibile

Per il ministro della giustizia Carlo Nordio, non c’è alcuna emergenza e i detenuti nelle carceri umbre stanno bene e anzi il suicidio dovrebbe scoraggiare altri a compiere lo stesso gesto.

La presidente della Regione Stefania Proietti e l’assessore al welfare Fabio Barcaroli sottolineano: “Ogni volta che una vita si spegne dietro le mura di un istituto penitenziario sentiamo il peso di una sconfitta collettiva”. E aggiungono come la vicenda ricordi come  “il tema delle carceri non possa più essere rinviato né trattato come un argomento secondario.  Dietro le sbarre ci sono persone che vivono fragilità profonde, spesso aggravate dall’isolamento e dalla mancanza di strumenti di sostegno adeguati”.

All’annuncio del ritorno in Umbria del provveditorato per le carceri, attualmente in carico alla Toscana, sottolinea la Regione, deve seguire subito la nomina del provveditore, perché così possa diventare subito operativo

“Occuparsi delle carceri umbre è una questione morale oltre che giuridica, che riguarda la dignità delle persone- dicono Proietti e Barcaroli –  È urgente affrontare il sovraffollamento, rafforzare il personale, garantire percorsi formativi e porre un’attenzione reale alla salute mentale. Non può essere solo sorvegliare e punire, serve garantire percorsi di reinserimento, supporto psicologico e sostegno alla salute mentale di ogni detenuta e di ogni detenuto. Servono strumenti efficaci per tutelare chi è più fragile, prevenire il dolore che può portare a tragedie come quella di questa giovane donna e offrire opportunità reali di recupero. Oggi le condizioni di sicurezza e civiltà dei detenuti e dei lavoratori che ogni giorno operano in contesti difficili non sono garantite e questo è un limite che non può più essere ignorato”.

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