Edison Brahim Muco, un albanese di 29 anni, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza al confine di Ventimiglia con l’accusa di essere uno dei promotori e organizzatori di un gruppo criminale che gestiva un ingente traffico di cocaina tra l’Italia e l’Albania. Muco è stato fermato mentre viaggiava a bordo di una Porsche Cayenne insieme a un connazionale. Al momento, il 29enne è detenuto nel carcere di Sanremo e verrà interrogato dal giudice venerdì prossimo. Questo arresto è il quinto nell’ambito di un’inchiesta che ha portato, oltre alla confisca di 65 chili di cocaina, a numerosi provvedimenti contro altri membri della banda.
L’inchiesta e le modalità di traffico
L’operazione che ha portato all’arresto di Brahim Muco fa parte di una lunga attività investigativa delle Fiamme Gialle, che ha incluso intercettazioni ambientali, pedinamenti e localizzazioni satellitari. Secondo le carte giudiziarie, Muco e un altro co-indagato, Gian Paolo Coresi, ristoratore di Foligno, erano alla guida di una rete di spaccio di cocaina, non solo in Umbria ma anche in Toscana, Emilia Romagna, Liguria e Veneto. La droga veniva nascosta in doppio fondo artigianale di veicoli e in attività commerciali, inclusa la pizzeria di Coresi, dove fu rinvenuta parte della cocaina.
Muco, secondo gli investigatori, organizzava l’intera catena del traffico: dal trasporto alla gestione dei contatti con i fornitori e gli acquirenti di droga. Il suo ruolo consisteva nel determinare i tempi, i luoghi e le modalità del traffico, supervisionando il trasporto e la distribuzione della sostanza stupefacente. Tra le operazioni effettuate, una delle più rilevanti è il trasporto di due chili di cocaina da Foligno a Montesilvano, oltre a spedizioni dirette a Pistoia, Venezia, Bologna, Genova, Vicenza e Mestre.
Riciclaggio e possesso di armi
Oltre al traffico di cocaina, Brahim Muco è accusato anche di riciclaggio di denaro. Secondo le indagini, lui e Coresi avrebbero cercato di riciclare 45mila euro in contante, trasferendoli in Spagna per ostacolare la loro provenienza illecita. Muco è anche accusato di detenzione illegale di armi, tra cui tre pistole, una delle quali modificata artigianalmente.
Le indagini e il futuro del caso
Il sequestro di 65 chili di cocaina e l’arresto di Brahim Muco sono solo l’ultimo capitolo di un’inchiesta che ha smantellato una rete ben strutturata di spaccio a livello nazionale. Il tribunale di Sanremo si prepara ora a raccogliere ulteriori prove e sentire Muco, che dovrà rispondere anche delle accuse relative al traffico internazionale di stupefacenti e all’impiego di denaro di provenienza illecita.