Si è svolta questa mattina a Perugia, al parco Vittime delle Foibe di Madonna Alta, la cerimonia ufficiale di deposizione di una corona d’alloro promossa dal Comune di Perugia, con la partecipazione della Prefettura e delle principali istituzioni del territorio, in occasione del Giorno del Ricordo. La solennità civile, celebrata ogni 10 febbraio, è dedicata alla memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle drammatiche vicende del confine orientale italiano nel secondo dopoguerra, una pagina storica segnata da violenza, persecuzioni e sradicamento forzato.
Alla commemorazione hanno preso parte i rappresentanti di Comune, Provincia e Regione Umbria, il prefetto, esponenti delle forze di polizia e dei vigili del fuoco, oltre ai delegati del Comitato 10 Febbraio – sezione Umbria e della Società di Studi Fiumani. Presenti anche numerosi consiglieri comunali di Perugia, appartenenti sia alla maggioranza sia alla minoranza, a testimonianza di una partecipazione istituzionale trasversale nel segno della memoria condivisa.
Nel corso della giornata, la Regione Umbria ha voluto ribadire il proprio impegno nel ricordare una tragedia che ha coinvolto migliaia di persone, costrette a lasciare le proprie terre o vittime di violenze estreme. “Ricordare significa restituire dignità alle persone, ai loro nomi, alle loro storie, alle famiglie che hanno portato sulle spalle la perdita e lo sradicamento”, ha dichiarato la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. “Il ricordo è impegno costante perché la memoria non resti un rito, ma diventi coscienza civile. Questa giornata ci chiede rispetto per chi è stato ucciso, per chi è scomparso, per chi è stato costretto a lasciare la propria casa”.
Le parole della presidente hanno richiamato il senso profondo del Giorno del Ricordo come momento di riflessione collettiva. Secondo Proietti, si tratta del giorno in cui “l’Italia si ferma e ascolta quel dolore, senza scorciatoie e senza indifferenza”, restituendo spazio a una memoria spesso rimasta ai margini del racconto pubblico per molti anni. Un passaggio che sottolinea il valore istituzionale della commemorazione, intesa non come mera celebrazione, ma come strumento di consapevolezza storica.
L’impegno della presidente Proietti su questi temi affonda le radici anche nella sua esperienza da sindaca di Assisi, quando scelse di costruire il Giorno del Ricordo come un percorso strutturato di conoscenza, memoria e responsabilità civile. In quel contesto, un ruolo significativo è stato svolto anche dalle testimonianze dirette di esuli istriani, come Raffaella Panella, vissuta a Santa Maria degli Angeli, che hanno contribuito a rendere tangibile una storia fatta di vite spezzate e ricostruite altrove.
Negli anni, la città di Assisi ha costantemente valorizzato il Giorno del Ricordo, interpretandolo come una delle “pagine strappate” della storia nazionale da ricomporre attraverso lo studio e la memoria. Un approccio coerente con i valori francescani di fraternità, che pongono al centro la dignità della persona, anche quando si tratta di esuli, profughi o migranti. Valori che, secondo la presidente, rappresentano anche un riferimento fondamentale per l’azione della Regione Umbria.
Nelle linee programmatiche dell’amministrazione regionale, ha ricordato Proietti, è previsto uno specifico capitolo dedicato alla valorizzazione culturale del Giorno della Memoria e del Giorno del Ricordo, considerati strumenti essenziali per stimolare la coscienza critica, in particolare tra i giovani, e per promuovere una cultura di pace e fraternità. In questa prospettiva si inserisce il lavoro educativo portato avanti negli anni attraverso incontri di approfondimento con dirigenti scolastici, docenti e studenti.
“Oggi più che mai – ha affermato la presidente – occorre continuare con una coraggiosa rivoluzione culturale che fornisca ai più giovani gli strumenti per decidere di stare sempre dalla parte dei perseguitati e degli oppressi”. Un messaggio che lega il ricordo storico all’attualità, ponendo l’accento sulla funzione educativa della memoria come argine contro l’odio e l’indifferenza.
“La memoria si fa educazione civica, soprattutto verso i più giovani, perché l’odio non trovi spazio dove c’è conoscenza”, ha concluso Proietti. “Quando l’altro viene ridotto a una categoria e la paura prende il posto della convivenza, la civiltà arretra. Il modo più serio di onorare chi ha sofferto è costruire ogni giorno una comunità che non lascia indietro nessuno e che rifiuta la logica della vendetta e della disumanizzazione”.
La cerimonia di Madonna Alta si inserisce così nel quadro delle iniziative istituzionali per il Giorno del Ricordo, riaffermando il valore della memoria come fondamento della coscienza civile e come impegno concreto per le generazioni future.
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