La questione del dimensionamento scolastico accende lo scontro politico in Umbria, con l’Alta Umbria e la provincia di Perugia al centro di un acceso dibattito. A pochi giorni dall’ufficializzazione del piano di accorpamenti imposto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, contro il quale Città di Castello e Gubbio ricorreranno al Tar, la polemica si fa rovente e assume toni durissimi, con scambi di accuse tra le forze politiche regionali e nazionali.
Pileri (Sinistra Italiana): «Scelta miope, si colpisce l’Umbria interna»
A intervenire per primo è stato Roberto Pileri, segretario provinciale di Sinistra Italiana, che ha denunciato in una nota pubblica la decisione del Governo Meloni come «una scelta miope e incomprensibile», tesa a colpire ancora una volta «le aree più fragili e interne della regione, in particolare l’Alta Umbria, con Città di Castello e Gubbio».
Pileri parla senza mezzi termini di «un piano imposto dall’alto, senza alcun confronto istituzionale e senza ascoltare le voci dei territori», criticando il fatto che, secondo i documenti finora resi pubblici, gli accorpamenti riguarderanno solo la provincia di Perugia, lasciando intatto il resto del territorio regionale.
Nel suo intervento, il segretario di SI ha attaccato duramente anche la destra locale, accusandola di aver «taciuto o peggio giustificato» il provvedimento pur avendo, secondo lui, «tutti gli strumenti per intervenire e opporsi, grazie ai collegamenti diretti con il governo centrale».
«Invece – aggiunge – si è scelta la fedeltà ai capi partito romani, sacrificando il bene delle comunità. Per mesi hanno ridicolizzato le nostre preoccupazioni come “battaglie ideologiche”. Ma oggi è evidente che avevamo ragione: questo piano colpisce direttamente il nostro territorio e le sue famiglie».
Il centrodestra reagisce: «Barcaioli ha fallito, il commissariamento è colpa sua»
Alla denuncia di Pileri ha fatto immediatamente eco una replica durissima di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Umbria Civica, che in una nota congiunta firmata da Enrico Melasecche, Donatella Tesei, Eleonora Pace, Paola Agabiti, Matteo Giambartolomei, Laura Pernazza, Andrea Romizi e Nilo Arcudi hanno puntato il dito direttamente contro l’assessore all’istruzione Fabio Barcaioli, esponente del centrosinistra e di AVS.
Secondo il centrodestra, l’assessore avrebbe avuto «un anno intero per definire in autonomia i dimensionamenti scolastici residui, ma ha scelto la polemica e la strumentalizzazione politica, anziché portare a termine con serietà un compito istituzionale delicato».
«Sotto il governo Draghi – ricordano i firmatari – sono stati attuati 5 dimensionamenti su 9 previsti dal piano nazionale, in un clima di collaborazione con i sindaci e senza scontri. Altri due sono stati proposti da amministrazioni locali di centrodestra (Foligno, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo), mentre gli ultimi due spettavano all’assessore Barcaioli, che invece ha bloccato la procedura, sospeso i lavori e alimentato tensioni».
Il risultato, secondo la nota, è stato il commissariamento della Regione Umbria, che «non è stato deciso dal Ministero come punizione politica, ma come conseguenza diretta dell’inerzia e dell’inadeguatezza della giunta regionale. I territori coinvolti erano già stati individuati dall’istruttoria tecnica regionale, che la giunta avrebbe potuto modificare, ma non l’ha fatto».
Governo e PNRR: «Nessun taglio, solo razionalizzazione»
Nella stessa dichiarazione congiunta, i rappresentanti del centrodestra ribadiscono che il piano di dimensionamento scolastico non comporta la chiusura di plessi, né tagli al personale o ai servizi: «Si tratta esclusivamente di accorpamenti giuridici volti a rendere più efficienti le direzioni scolastiche, ridurre le reggenze e migliorare l’organizzazione. Nessun istituto perderà servizi o insegnanti».
Secondo gli esponenti di maggioranza, la sinistra sta strumentalizzando la scuola per fini politici, dipingendo scenari catastrofici che non corrispondono alla realtà: «La normativa è stata approvata a livello nazionale ed è applicata in tutte le Regioni italiane. Non è una scelta ideologica, ma un passaggio previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che garantirà nuovi fondi da investire nella scuola pubblica».
La polemica continua, mentre i territori attendono risposte
In attesa di sviluppi concreti e di un eventuale ricorso al Tar annunciato da alcuni Comuni come Città di Castello e Gubbio, la polemica politica sembra destinata a proseguire. L’Alta Umbria, una delle aree più colpite da accorpamenti scolastici negli ultimi anni, si trova nuovamente al centro di una riorganizzazione che promette impatti rilevanti, sia sul piano amministrativo che sociale.
Intanto, dirigenti scolastici, famiglie e studenti restano in attesa di certezze. Il rischio, per molti, è che lo scontro politico si traduca in ulteriore confusione per la comunità scolastica, già provata da anni di tagli, reggenze e accorpamenti forzati.
Il tema resta aperto. E, come spesso accade in Italia, il futuro della scuola passa anche (e soprattutto) dalla politica.