San Costanzo, la presidente Proietti: “Un gesto di cura che passa di mano in mano”

La festa del patrono di Perugia unisce tradizione, fede e comunità, con un messaggio di vicinanza e solidarietà per tutti i cittadini

Il giorno di San Costanzo, patrono di Perugia, è stato celebrato ieri con una solenne concelebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo, presieduta dall’arcivescovo di Perugia–Città della Pieve, mons. Ivan Maffeis. A margine della cerimonia, la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha condiviso il suo pensiero sulla ricorrenza, sottolineando come il giorno di San Costanzo rappresenti un “gesto di cura che passa di mano in mano”, un momento che richiama alla semplicità e all’importanza di fermarsi per riflettere sulla propria comunità.

San Costanzo è la memoria viva di una città che, anche quando corre, sa fermarsi per riconoscersi negli occhi delle persone”, ha dichiarato la presidente Proietti, ricordando come il patrono di Perugia rappresenti un punto di riferimento che unisce rituali religiosi e la vita quotidiana della città. La celebrazione ha visto la partecipazione di numerosi fedeli e autorità, mentre la basilica di San Costanzo ha ospitato le Messe del mattino e la Fiera Grande ha animato le vie del centro città, con il tradizionale torcolo che ha portato dolcezza e simbolismo alla festività.

Il messaggio della presidente Proietti si è concentrato sulla memoria collettiva di Perugia e sull’importanza delle istituzioni nel rispondere alle necessità della cittadinanza. “Il compito delle istituzioni è trasformare quella speranza in servizi, vicinanza e scelte che migliorano la vita vera,” ha continuato Proietti, enfatizzando il valore di una politica che si fa presente nelle scelte quotidiane. “Non siamo ‘padroni’ di questa storia, siamo chiamati a custodirla con responsabilità, come amici,” ha aggiunto, facendo eco a quanto affermato durante l’omelia dall’arcivescovo.

Mons. Maffeis, nel corso della sua omelia, ha riflettuto sul valore dell’amicizia come cuore pulsante della festa di San Costanzo, interpretando la memoria e la fede come legami che uniscono la comunità. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi,” ha affermato l’arcivescovo, mettendo in luce l’importanza di custodire un patrimonio di valori condivisi, tra cui accoglienza, carità e perseveranza, necessari per superare le difficoltà della vita quotidiana e per accogliere chi è più fragile.

La tradizione del torcolo ha avuto un posto speciale anche durante questa celebrazione, come simbolo di solidarietà e comunità. Legato al 29 gennaio, il dolce è ricordato per la sua storia di condivisione: nel Cinquecento, alcune congregazioni cittadine ne acquistavano grandi quantità per distribuirlo ai più bisognosi, un gesto che si rinnova nella memoria collettiva. Il torcolo, nella sua forma a ciambella, è anche simbolo di speranza, tanto che veniva donato alle ragazze nubili come augurio di buona fortuna.

Queste storie parlano di legami,” ha concluso la presidente Proietti, ribadendo l’importanza di costruire una città inclusiva, dove nessuno si senta invisibile, specialmente chi vive in difficoltà o solitudine. “La politica migliore è quella che si vede nella vita quotidiana,” ha aggiunto, ricordando come la vera misura di una comunità si rispecchi nell’attenzione verso ogni singolo cittadino, soprattutto le famiglie, gli anziani e i giovani.

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