Un processo in abbreviato per omicidio colposo si aprirà il prossimo 28 gennaio a Perugia, dove il titolare di un’azienda agricola di Arezzo dovrà rispondere dell’accusa di omicidio colposo per aver messo in commercio un salume contaminato dal batterio Listeria, che ha causato la morte di una bidella 61enne, originaria di Napoli e residente a Umbertide.
La vicenda risale a un anno fa, quando la donna, che lavorava come bidella, fu ricoverata in ospedale a Città di Castello per complicazioni dovute a un’infezione alimentare. Dopo un mese di ricovero, la donna morì, e le indagini hanno stabilito che l’origine dell’infezione fosse un salume contaminato, precisamente una coppa di testa di suino, che la vittima aveva acquistato in un negozio di alimentari di una frazione di Città di Castello. Sebbene il marito e il figlio della donna non avessero assaggiato il prodotto, l’Asl, in seguito a campionamenti effettuati nell’abitazione della vittima, ha confermato che il salume proveniva dall’azienda agricola aretina del titolare accusato.
La presenza del batterio Listeria, oltre i limiti di legge, è stata rilevata dai biologi dell’Istituto Zooprofilattico di Perugia, che hanno confermato il sospetto. L’autopsia ha poi confermato il nesso causale tra l’assunzione del cibo contaminato e il decesso della donna, nonostante la difesa dell’imputato avesse messo in dubbio il collegamento, sottolineando le altre patologie della vittima.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Perugia, è stata condotta dai carabinieri del NAS, che hanno poi formalizzato l’accusa a carico del titolare dell’azienda agricola. Quest’ultimo ha respinto ogni addebito, e ora dovrà rispondere davanti al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Perugia.
I familiari della vittima sono assistiti dall’avvocato Michela Paganelli, mentre l’imputato è difeso dagli avvocati Niki Ruoppoli e Carlo Bonzano.