In Umbria il fenomeno dei giovani armati raggiunge livelli preoccupanti: il 4,4% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha utilizzato un’arma negli ultimi dodici mesi per ottenere qualcosa da qualcuno, collocando la regione al terzo posto in Italia. I dati emergono dallo studio Espad dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, che ha coinvolto circa 17mila studenti a livello nazionale, rivelando come il cuore verde superi ampiamente la media italiana del 3,5%. Solo Friuli Venezia Giulia con il 5,6% e Lombardia con il 5,4% registrano percentuali più elevate.
La traduzione numerica di questi dati è significativa: su una platea di circa 39.500 studenti umbri in quella fascia d’età, oltre 1.700 ragazzi hanno ammesso di aver usato armi, mentre a livello nazionale si parla di circa 90mila giovani su 2,5 milioni di alunni complessivi. Si tratta di una pratica quasi triplicata rispetto al 2018, secondo quanto rilevato dalla ricerca condotta da Sabrina Molinaro, ricercatrice del Cnr di Pisa che ha curato lo studio campionario.
La cronaca recente conferma l’allerta lanciata dai numeri. Dieci giorni fa a Terni due sedicenni sono stati arrestati per aver ferito un giovane con un coltello durante un tentativo di rapina. A Bastia, la scorsa settimana, un minorenne ha colpito un coetaneo alla testa con un’ascia per gelosia. Lo scorso ottobre, ai Baracconi di Perugia, un quindicenne ha rapinato cinque coetanei nel pomeriggio minacciandoli con una lama.
Il rapporto Espad 2025 colloca l’Umbria tra le regioni peggiori anche per un altro indicatore critico: il 6,4% dei ragazzi ha dichiarato di aver fatto seriamente male a qualcuno negli ultimi dodici mesi, tanto da costringere la vittima a ricorrere a cure mediche. Anche in questo caso la regione supera la media nazionale del 5%, risultando seconda dietro a Lombardia, Liguria, Molise e Basilicata, dove il dato raggiunge il 6,7%. In termini assoluti, si tratta di poco più di 2.500 giovani umbri, contro i 125mila studenti a livello italiano.
Secondo la ricercatrice Molinaro, intervistata da La Repubblica, i gesti violenti emergono più facilmente quando si accumulano fragilità scolastiche, familiari e relazionali. Lo studio evidenzia che il rischio di usare un’arma o commettere azioni violente aumenta in presenza di difficoltà scolastiche e familiari, soprattutto se associate a comportamenti a rischio come l’uso di alcol e droghe. Un elemento che ha sorpreso i ricercatori riguarda invece l’influenza della condizione economica: la situazione economica della famiglia incide poco sull’utilizzo di armi da parte dei giovani, con un divario minimo tra famiglie povere e abbienti.
Come sottolineato da Molinaro, i numeri non vanno letti come etichette ma come segnali di contesto, frutto di un intreccio di condizioni che si rafforzano reciprocamente. È proprio su questo intreccio che si gioca la partita della prevenzione, secondo l’esperta.
Per contrastare il fenomeno, il Governo porterà alla Camera un decreto che prevede sanzioni anche per i genitori che non controllano adeguatamente i figli. Allo studio c’è anche la possibilità di installare metal detector nelle scuole, una misura già adottata in molti locali notturni. L’iniziativa arriva in un contesto nazionale segnato da episodi tragici, come l’uccisione con una coltellata dello studente Abanoub Youssef in una scuola di La Spezia, in Liguria, regione che con il 4,2% si colloca al quarto posto per uso di armi tra i giovani.