Una scritta comparsa nei pressi dell’abitazione della presidente del Consiglio comunale di Perugia, Elena Ranfa, ha innescato un acceso confronto politico tra maggioranza e opposizione. Il cartellone, con la frase “Ranfa chiudi le buche e chiedi il rimborso al Comune”, realizzato in lettere rosse, è apparso nei giorni scorsi e ha immediatamente attirato l’attenzione, sollevando interrogativi sul clima del dibattito pubblico in città e sui confini tra protesta e intimidazione.
L’episodio si inserisce in un contesto in cui, da anni, numerosi cittadini segnalano criticità legate allo stato dell’asfalto e della manutenzione stradale, chiedendo interventi alle diverse amministrazioni che si sono succedute. In questo caso, la protesta ha assunto una forma visibile e diretta, concentrata simbolicamente sulla figura istituzionale della presidente del Consiglio comunale. La scritta non contiene insulti espliciti, ma ha comunque suscitato una reazione immediata sul piano politico.
A poche ore dalla diffusione della notizia, è arrivata la presa di posizione del Gruppo consiliare del Partito Democratico di Perugia, che ha espresso piena solidarietà a Elena Ranfa, parlando apertamente di “gravi e vili atti di intimidazione”. Nella nota, il Pd sottolinea come l’episodio non possa essere considerato isolato, ma si collochi all’interno di una preoccupante escalation di toni e messaggi che, secondo i dem, da settimane colpiscono non solo singole persone ma le istituzioni democratiche nel loro insieme.
Il gruppo consiliare evidenzia come il confronto politico non debba mai degenerare in offese personali, astio o pressioni, richiamando un clima che, a loro avviso, si è progressivamente deteriorato, passando dai commenti sui social network a forme di contestazione fisica e visibile. “Ogni forma di intimidazione o pressione personale è inaccettabile”, ribadisce il Pd, sottolineando la necessità di fermare questa deriva prima che la situazione possa ulteriormente degenerare, coinvolgendo anche la serenità delle famiglie di chi ricopre ruoli istituzionali.
La replica dell’opposizione
Di segno opposto la lettura fornita dall’opposizione consiliare del Comune di Perugia, che in una nota ufficiale condanna senza ambiguità la comparsa della scritta, esprimendo solidarietà personale alla presidente Ranfa, ma respinge con decisione l’interpretazione data dalla maggioranza. Secondo i consiglieri di opposizione, definire automaticamente l’episodio come atto intimidatorio rappresenta una forzatura e una strumentalizzazione politica.
Nel documento firmato dai consiglieri di minoranza si afferma che un riferimento diretto a una persona pubblica, pur sgradevole e censurabile nei toni, non equivale necessariamente a un’intimidazione. Viene inoltre avanzata l’ipotesi che il cartellone possa essere nato dall’esasperazione di cittadini che attendono risposte su problemi amministrativi irrisolti, come quello della manutenzione stradale, pur riconoscendo che le modalità utilizzate siano da condannare.
L’opposizione accusa la maggioranza di aver costruito una narrazione vittimistica, arrivando a suggerire una responsabilità morale dell’opposizione stessa, giudicata inesistente e respinta con forza. Definire l’episodio come intimidatorio, secondo i consiglieri, rischia di banalizzare le vere intimidazioni, alimentare artificialmente un clima di tensione e delegittimare il ruolo dell’opposizione agli occhi della cittadinanza.
Nel testo si sottolinea inoltre come questa impostazione finisca per spostare l’attenzione dalle responsabilità amministrative di chi governa la città, trasformando un episodio isolato in uno strumento di scontro politico. I consiglieri ribadiscono di aver sempre operato nel perimetro del confronto democratico, utilizzando esclusivamente strumenti istituzionali e politici, senza ricorrere a linguaggi violenti o istigazioni.
La nota è firmata dai consiglieri Nilo Arcudi, Paolo Befani, Chiara Calzoni, Elena Fruganti, Edoardo Gentili, Riccardo Mencaglia, Clara Pastorelli, Augusto Peltristo, Margherita Scoccia, Gianluca Tuteri, Edoardo Varasano e Nicola Volpi, che invitano la maggioranza ad affrontare il dissenso e il malcontento come elementi fisiologici della vita democratica, senza cercare nemici immaginari né criminalizzare il ruolo dell’opposizione.