Ancora scontro su Hannoun e Ferdinandi: “Silenzio non è posizione neutra”. Ma la maggioranza fa quadrato

Opposizione chiede una presa di distanza politica alla sindaca, maggioranza, M5S e civiche difendono la partecipazione alle iniziative e parlano di strumentalizzazione.

Il Consiglio comunale di Perugia è stato teatro di un confronto politico acceso dopo le interrogazioni presentate dall’opposizione sulla partecipazione della sindaca Vittoria Ferdinandi a manifestazioni per la pace in Palestina. Un dibattito che, secondo i gruppi di minoranza, non avrebbe chiarito il nodo centrale della vicenda, mentre per la maggioranza e le forze che sostengono la sindaca le risposte fornite sono state puntuali, istituzionalmente corrette e prive di ambiguità.

Le interrogazioni, spiegano dall’opposizione, avevano l’obiettivo di ottenere una presa di distanza politica esplicita da alcuni contenuti e figure emerse durante quelle manifestazioni. Dopo due interrogazioni, due risposte della sindaca e due repliche, i consiglieri di minoranza sostengono che “la domanda centrale è stata evitata” e che “in nessun passaggio è arrivata una presa di distanza politica”, nemmeno dopo l’emersione di indagini e fatti successivi.

Secondo l’opposizione, al posto di una risposta diretta, il confronto si sarebbe spostato su argomentazioni ritenute laterali, tra richiami a diritti, garantismo e principi generali, fino a riferimenti giudicati estranei al cuore della questione. Particolare rilievo viene dato al tema del silenzio istituzionale: “Di fronte ad attacchi così gravi alle massime istituzioni della Repubblica, il silenzio non è una posizione neutra”, affermano i consiglieri, ribadendo che la richiesta non riguardava la libertà di manifestare, ma la responsabilità di chi indossa la fascia tricolore.

Nel mirino dell’opposizione anche il clima che avrebbe accompagnato alcune manifestazioni, con la presenza, secondo quanto denunciato, di scritte, slogan e simboli incompatibili con un messaggio autentico di pace. “Pace ed eliminazione di Israele non stanno insieme”, sottolineano, chiarendo che il sostegno al popolo palestinese non può essere confuso con messaggi che alimentano odio e radicalizzazione.

Di segno opposto la posizione del Movimento 5 Stelle di Perugia, che in una nota ha respinto “con fermezza le ricostruzioni e le insinuazioni emerse durante il Question Time”, sostenendo che la sindaca abbia “chiarito in modo puntuale e inequivocabile ogni passaggio”. Per il M5S, la partecipazione a una manifestazione pubblica regolarmente autorizzata non rappresenta alcuna ambiguità politica o istituzionale: “Mettere in discussione iniziative autorizzate dalle Autorità di Pubblica Sicurezza significa, di fatto, mettere in discussione lo Stato e le sue regole”. Una posizione che si allinea a quella del Pd. 

I pentastellati ribadiscono che le manifestazioni pro-Palestina sono state espressione di partecipazione democratica e richiesta di pace, ricordando che il Movimento ha sempre condannato il terrorismo in modo chiaro ed esplicito. Nella replica viene anche accusato il centrodestra di rifugiarsi in polemiche ideologiche, evitando di affrontare temi concreti come la sicurezza urbana, che dovrebbe essere posta all’attenzione del Governo Meloni.

Alla difesa della sindaca si è aggiunta anche Anima Perugia, che ha parlato di “tentativo di costruzione artificiosa di un caso politico”, fondato su “ricostruzioni forzate e insinuazioni”. Il movimento civico ha ribadito una posizione politica definita e formalizzata: due popoli e due Stati, autodeterminazione del popolo palestinese e difesa dell’esistenza e della sicurezza dello Stato di Israele, sottolineando che “sovrapporre il sostegno ai diritti umani all’avallo di organizzazioni terroristiche è un’operazione irresponsabile e pericolosa”.

A rafforzare il fronte a sostegno della sindaca è intervenuto anche Fabrizio Ferranti, di Perugia per la sanità pubblica, che ha definito quanto avvenuto in aula un passaggio politico chiaro. “Nel Consiglio comunale di ieri la Sindaca Vittoria Ferdinandi ha fatto una cosa semplice ma fondamentale: ha riportato la discussione sui fatti, smontando con calma e determinazione le interrogazioni tendenziose della minoranza”, ha dichiarato. Secondo Ferranti, “quando si prova a piegare un’indagine giudiziaria a fini politici, non si colpisce una persona, ma la qualità della nostra democrazia”.

Ferranti ha ribadito che “la partecipazione a manifestazioni libere, pacifiche e autorizzate è un diritto costituzionale” e che metterlo in discussione “significa andare oltre il confronto politico e scivolare nella delegittimazione”. Un passaggio che, a suo giudizio, chiarisce il confine tra critica politica e strumentalizzazione. “Governare significa assumersi responsabilità, dire la verità ai cittadini e difendere i valori democratici senza ambiguità”, ha aggiunto, concludendo: “Perugia vanta una sindaca solida, brillante e coerente. E la città ha visto la differenza tra chi amministra e chi prova solo a fare polemica”.

Il dibattito resta aperto e continua a dividere il Consiglio comunale tra chi chiede parole nette e prese di distanza esplicite e chi rivendica la legittimità democratica delle manifestazioni per la pace, denunciando una strumentalizzazione politica di uno dei temi più delicati del confronto pubblico.

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