Un giovane detenuto extracomunitario del circuito di Media Sicurezza ha aggredito con uno sgabello di metallo il medico di guardia e due agenti della Polizia Penitenziaria presso la Casa di Reclusione di Spoleto nel tardo pomeriggio di giovedì 8 gennaio. L’aggressione, denunciata dai sindacati Sappe, Sinappe e Uspp, ha causato 13 giorni di prognosi complessiva per le tre vittime, costrette a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.
L’episodio è stato innescato dalla richiesta del recluso di essere accompagnato presso l’infermeria per ottenere una certificazione medica non urgente, scavalcando le priorità stabilite dal personale sanitario. Di fronte al diniego, il detenuto ha inizialmente posto in essere atti di autolesionismo, minacciando di tagliarsi la gola.
Una volta condotto in ambulatorio per ricevere le cure necessarie, il recluso ha repentinamente impugnato uno sgabello di metallo e ha colpito il medico di guardia. Successivamente si è scagliato contro gli agenti della Polizia Penitenziaria intervenuti per contenere la situazione. L’aggressione ha causato ferite a un ispettore e un agente, oltre al medico.
Sovraffollamento e criticità negli istituti umbri
L’episodio riaccende l’attenzione sulla questione del sovraffollamento carcerario che affligge gli istituti della regione. A denunciarlo sono stati i segretari delle organizzazioni sindacali: Fabrizio Bonino per il Sappe, Daniele Rosati per il Sinappe e Davide Cesari per l’Uspp.
Il carcere di Spoleto, come il resto degli istituti umbri, ospita una popolazione detenuta che supera il doppio della capienza regolamentare. Questa condizione critica ha costretto la direzione a ubicare i reclusi anche in stanze originariamente adibite a sale ricreative, avendo completamente esaurito la disponibilità delle camere di pernottamento.
I sindacati evidenziano come il detenuto responsabile dell’aggressione sia stato prontamente trasferito, ma destinato a un altro istituto umbro. Questa prassi conferma un trend più volte denunciato dalle organizzazioni di categoria: i trasferimenti per ordine e sicurezza conseguenti a episodi avvenuti in Toscana vengono spesso indirizzati verso l’Umbria, mentre quando tali eventi si verificano negli istituti umbri, i detenuti rimangono nella stessa regione nella stragrande maggioranza dei casi.
Le sfide del nuovo Provveditorato di Perugia
La situazione rappresenta una sfida significativa per l’istituendo Provveditorato di Perugia, che erediterà la gestione del collasso gestionale degli istituti umbri. I sindacati sottolineano che l’organismo avrà scarsissimi margini di manovra, a meno che non intervenga il Superiore Dipartimento competente per riequilibrare il sovraffollamento detentivo fra le due regioni.
L’efficacia del nuovo assetto organizzativo dei due Provveditorati dipenderà dalla capacità di affrontare in modo strutturale la distribuzione dei detenuti tra Umbria e Toscana, superando gli squilibri attuali che gravano in modo particolare sugli istituti umbri.
L’aggressione dell’8 gennaio si inserisce in una lunga serie di episodi di violenza nelle carceri umbre, evidenziando la necessità di interventi urgenti per garantire la sicurezza del personale sanitario e della Polizia Penitenziaria.