Dieci giorni di tempo per evitare un taglio che, in Umbria, potrebbe ridurre i Comuni montani da 69 a 32. Il 13 gennaio è attesa una nuova riunione tra Governo e Regioni per cercare un’intesa sui nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, al centro del confronto dopo la mancata intesa registrata nella Conferenza unificata di fine 2025.
Un ulteriore incontro tecnico è fissato per il 7 gennaio, a testimonianza della delicatezza e complessità del dossier, che tocca direttamente l’accesso ai fondi Fosmit e ad altre misure previste dalla nuova legge sulla montagna, in vigore dallo scorso 12 settembre.
I nuovi parametri: altitudine, pendenze e confini montani
Il cambiamento normativo nasce dall’applicazione dei nuovi criteri stabiliti dal decreto governativo, che definisce come montani quei Comuni che possiedono almeno il 25% del territorio oltre i 600 metri di altitudine e almeno il 30% della superficie con pendenze superiori al 20%.
A questi due criteri oggettivi si aggiunge un elemento di compensazione territoriale: anche i Comuni con altitudine media non inferiore ai 300 metri, ma interamente confinanti con altri Comuni montani, possono essere riconosciuti come tali.
Secondo le stime, circa 1.200 Comuni in Italia potrebbero perdere lo status di montani, con conseguenze significative in termini di accesso a finanziamenti strategici. In Umbria, l’impatto sarebbe notevole soprattutto nella fascia occidentale, dove molti Comuni non risponderebbero più ai nuovi requisiti.
Il ruolo delle Regioni e l’appello del ministro Calderoli
A fronte della mancata convergenza nella Conferenza unificata, il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha accolto la richiesta di una proroga per trovare un accordo condiviso, definendo “fondamentale un approccio costruttivo e responsabile da parte di tutte le Regioni”.
“Ci sono enti che contestano i criteri ma non partecipano ai lavori tecnici”, ha affermato Calderoli, evidenziando come l’assenza al tavolo tecnico comprometta il percorso di definizione di una proposta equa.
Il ministro ha espresso l’auspicio che entro il 13 gennaio si arrivi a una soluzione condivisa, che tenga conto della specificità della montagna italiana e della sua varietà territoriale, per evitare che aree interne e fragili vengano escluse da strumenti essenziali di sostegno e sviluppo.
Per l’Umbria in gioco risorse strategiche per i territori più fragili
Il possibile declassamento di oltre la metà dei Comuni attualmente riconosciuti come montani potrebbe avere conseguenze dirette su risorse, investimenti e servizi. L’accesso al Fondo per lo sviluppo della montagna (Fosmit) è infatti vincolato al mantenimento dello status.
In una regione come l’Umbria, dove le aree interne coprono gran parte del territorio, il rischio è quello di privare i Comuni più piccoli e periferici di strumenti fondamentali per il contrasto allo spopolamento, il sostegno alle attività agricole e forestali, e il mantenimento dei servizi essenziali.
Il tema della classificazione montana, dunque, non è solo tecnico ma profondamente politico, perché incide sulla strategia nazionale di coesione e riequilibrio territoriale.