Un messaggio di speranza, ricostruzione e responsabilità personale è stato al centro della celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo nel carcere di Spoleto, nel pomeriggio di sabato 20 dicembre, in occasione della chiusura del Giubileo della Speranza all’interno dell’istituto penitenziario.
Rivolgendosi ai detenuti, il presule ha proposto un parallelismo tra l’esperienza del terremoto del 2016 e le loro vicende personali, soffermandosi in particolare sul tema delle macerie come metafora della vita segnata da errori, sofferenze e fratture. Un messaggio che ha voluto offrire una chiave di lettura non rassegnata, ma orientata alla possibilità di ricominciare.
«Le macerie non vanno buttate, né si possono cancellare: da esse dovete ripartire per ricostruire la vostra esistenza», ha affermato monsignor Boccardo durante l’omelia. Un invito a non negare il passato, ma a riconoscerlo come parte di un cammino che può ancora aprirsi a un futuro diverso.
Nel suo intervento, l’arcivescovo ha ricordato come il territorio umbro sia stato profondamente colpito dal sisma: «Questo territorio nel 2016 è stato violentemente ferito dal terremoto, che ha distrutto case, chiese, aziende e relazioni». Eppure, ha sottolineato, proprio da quelle rovine è stato possibile ripartire, come dimostrano la ricostruzione della Basilica di San Benedetto a Norcia e del rosone della chiesa di Sant’Eutizio, realizzate rimettendo insieme le stesse macerie.
Un esempio concreto che, secondo Boccardo, può parlare anche alla condizione dei detenuti: «Anche la vostra vita è colma di macerie», ha detto, richiamando però la possibilità di un percorso di rinascita. «La vostra identità è ferita e sanguina, ma sognare è possibile anche dentro questa casa».
Come riferito dalla diocesi di Spoleto-Norcia, nel corso dell’anno giubilare sono stati organizzati diversi momenti di incontro e riflessione con i detenuti, dedicati in particolare al valore della virtù teologale della speranza, come strumento per affrontare la detenzione e immaginare un cambiamento.
Al termine della celebrazione, l’arcivescovo Boccardo ha voluto incontrare e salutare anche i detenuti sottoposti al regime di 41 bis, scambiando con loro gli auguri di Natale, in un gesto di vicinanza pastorale che ha coinvolto l’intera comunità carceraria.
A prendere la parola è stata anche la direttrice del carcere Bernardina Di Mario, che ha sottolineato l’importanza del dialogo all’interno dell’istituto: «Sono convinta che solo con il dialogo tra tutti noi che abitiamo queste mura riusciremo a trovare un modo diverso e nuovo per affrontare i problemi che si presentano».