Comuni montani, ALI critica la proposta del Governo: “Un errore che colpisce l’Appennino”

Massimiliano Presciutti, vicepresidente di ALI, attacca la proposta di riclassificazione dei Comuni montani: "Colpisce la coesione territoriale e accelererà lo spopolamento"

La proposta di riclassificazione dei Comuni montani che il Governo italiano intende presentare alla Conferenza Unificata ha suscitato forti critiche da parte di Autonomie Locali Italiane (ALI). Secondo Massimiliano Presciutti, vicepresidente nazionale di ALI, sindaco di Gualdo Tadino e presidente della Provincia di Perugia, si tratterebbe di un “errore grave” che rischia di avere conseguenze devastanti per centinaia di comunità, soprattutto lungo l’Appennino. “Questa proposta rischia di compromettere definitivamente ogni idea di coesione territoriale nel nostro Paese”, ha dichiarato Presciutti, evidenziando i potenziali danni di una decisione che penalizzerebbe le aree montane.

Secondo Presciutti, il Governo sta per intraprendere una strada che riduce la montagna a una questione “puramente altimetrica e morfologica”, ignorando completamente le reali condizioni di vita delle persone che abitano queste zone: “La proposta ignora deliberatamente la fragilità dei servizi, le difficoltà di accesso, lo spopolamento, la marginalità economica e sociale”, ha aggiunto il vicepresidente di ALI, criticando la visione tecnocratica e miope che alimenta la proposta.

“Una visione tecnocratica e miope”

Presciutti ha continuato a criticare il metodo adottato, affermando che questa visione non aggiungerà risorse per il territorio montano, ma al contrario “ridurrà platee e risorse, con il prelievo fatto alle regioni, scaricando sui Comuni il peso di una redistribuzione implicita che nessuno ha il coraggio di dichiarare apertamente”. Secondo lui, la proposta del ministro Calderoli non serve a rafforzare la montagna, ma a creare una competizione artificiale tra territori, alimentando conflitti tra sindaci e comunità: “Si mettono i sindaci gli uni contro gli altri e si spacca il Paese tra chi resta ‘dentro’ e chi viene escluso”, ha sottolineato, lamentando la creazione di diseguaglianze e divisioni tra le aree interne.

“Colpire l’Appennino significa colpire l’Italia”

Una delle critiche più forti riguarda il colpo che la proposta inflicherebbe all’Appennino, che per Presciutti non è solo una “quota o pendenza”, ma un elemento fondamentale per la coesione sociale e il benessere del Paese: “L’Appennino non è solo una questione geografica, ma è presidio umano, cura del territorio, prevenzione del dissesto idrogeologico, tutela del paesaggio e coesione sociale”, ha affermato il vicepresidente di ALI. Escludere queste aree da politiche di sviluppo e risorse specifiche, secondo Presciutti, significherebbe accelerare lo spopolamento e indebolire i servizi essenziali, “rendendo irreversibile il declino di aree già fragilissime”.

“Una legge sulla montagna deve rafforzare, non ridisegnare confini”

Una legge sulla montagna dovrebbe servire a rafforzare le comunità che la abitano, investendo risorse per la crescita e lo sviluppo, non a ridisegnare confini amministrativi per esigenze di bilancio”, ha detto Presciutti, chiedendo che la proposta venga riconsiderata. Ha sottolineato che i criteri di classificazione devono essere compositi, tenendo conto di dati geografici, indicatori socio-economici, la qualità dei servizi, le condizioni infrastrutturali e le dinamiche demografiche. “Ogni altra strada è una scorciatoia che produce diseguaglianze”, ha aggiunto.

“Chiediamo un confronto vero”

In conclusione, Presciutti ha fatto un appello al Governo: “Chiediamo di fermarsi e di aprire un confronto vero con le rappresentanze istituzionali”. Ha ribadito che, a suo giudizio, sull’impianto che Calderoli ha anticipato e vorrebbe proporre, “non può esserci un’intesa” in Conferenza Unificata senza un serio dialogo e una valutazione approfondita dell’impatto che questa scelta avrà sui territori montani.

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