Confermata la custodia cautelare per Amri, accusato dell’omicidio Cumani

Il tribunale respinge la richiesta di revoca della misura: pesano intercettazioni e ricostruzione della Procura

Il tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare per Yassin Amri, 21 anni, coinvolto nelle indagini sull’omicidio di Hekuran Cumani. Rigettata la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa, che aveva sollevato dubbi sulla coerenza delle prove e sull’identificazione del presunto responsabile.

Il difensore, l’avvocato Vincenzo Bochicchio, aveva puntato l’attenzione su diversi elementi ritenuti deboli o non pienamente convincenti. Tra questi, l’assenza di tracce ematiche della vittima sugli abiti sequestrati ad Amri, che secondo la linea difensiva costituirebbe un’importante anomalia. A questo si aggiungono le testimonianze oculari discordanti, con alcune persone che avrebbero descritto un aggressore con caratteristiche fisiche ben diverse da quelle dell’indagato. Il soggetto visto in zona sarebbe stato biondo, con statura inferiore a quella di Amri, che è alto più di un metro e ottantacinque e ha capelli scuri.

Inoltre, la difesa ha evidenziato incongruenze nei racconti dei coetanei presenti quella sera, che si trovavano con Amri al momento dell’aggressione e con i quali il ragazzo ha successivamente lasciato il luogo dei fatti. Questi resoconti, secondo quanto sostenuto in aula, non sarebbero del tutto sovrapponibili, alimentando dubbi sull’attendibilità delle dichiarazioni.

Un elemento chiave nell’impianto accusatorio riguarda il coltello presumibilmente usato per colpire Cumani, che sarebbe stato estratto dalla tasca del giacchetto da Amri e poi mostrato agli amici con la lama ancora insanguinata. L’arma, secondo gli inquirenti, corrisponderebbe a quella ritrovata sul greto del fiume Tevere, ma l’indagato nega di averla mai avuta o vista.

Nel fascicolo sono finite anche alcune intercettazioni telefoniche e ambientali depositate dalla pm Gemma Miliani. In particolare, una conversazione tra Amri e la sorella ha attirato l’attenzione degli inquirenti: il giovane le avrebbe chiesto se fosse stata lei a disfarsi del coltello gettandolo nel fiume. La Procura interpreta questo scambio e le reazioni dei familiari come segnali di una consapevolezza del fatto e di un coinvolgimento diretto del ventunenne. Tra le conversazioni, spicca anche un colloquio in cui i parenti si interrogano se Amri possa aver agito da solo.

Alla luce di questi elementi, i giudici del Riesame hanno ritenuto che il quadro indiziario costruito dalla Procura sia solido e sufficiente a motivare la prosecuzione della misura cautelare in carcere. La richiesta di revoca è stata quindi respinta, lasciando invariata la posizione dell’indagato in attesa degli sviluppi processuali.

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