Il Bollettino Excelsior di novembre 2025 restituisce un’immagine dell’Umbria in trasformazione, un territorio che sta passando con rapida discrezione verso un’economia più leggera e meno industriale, ma che fatica a valorizzare le competenze elevate necessarie per una crescita sostenibile e qualitativa. Secondo il report, la crescita regionale nel primo semestre dell’anno si è fermata a un modestissimo 0,6%, un dato che, pur non segnando una contrazione, indica una ripresa debole e a ritmo rallentato.
I numeri mostrano una tendenza più ampia: nel mese di novembre, le assunzioni previste in Umbria scenderanno da 5.700 nel 2024 a 4.730 nel 2025, segnando un calo del 17% rispetto all’anno precedente. Questo non va letto come un arretramento, ma come un segnale di una crescita meno vivace, che sta caratterizzando l’economia regionale. La base occupazionale continua ad ampliarsi, ma a un passo più lento rispetto a quello del PIL, che implica un aumento della produttività stagnante e la crescita del fenomeno del lavoro povero. Un fenomeno che va di pari passo con l’espansione dei contratti instabili, dei salari bassi e delle condizioni di lavoro fragili.
Il settore industriale continua a soffrire, con le assunzioni previste che scendono da 2.220 nel 2024 a 1.640 nel 2025. Questa non è più una fluttuazione ciclica, ma una tendenza strutturale che vede l’Umbria perdere terreno nel settore manifatturiero, proprio come accade nel resto del paese, ma con maggiore intensità. La capacità innovativa si riduce, il tessuto produttivo si assottiglia e le costruzioni segnano un ulteriore rallentamento, con le assunzioni previste che passano dal 14,3% al 12,1%, segno che il settore sta esaurendo la spinta derivante dai bonus fiscali.
I servizi, tuttavia, continuano a costituire il pilastro dell’occupazione regionale, con un lieve calo nelle assunzioni (da 3.480 a 3.090). Il commercio e il turismo stanno crescendo, ma l’assenza di un terziario innovativo rimane un punto critico. Il 10% di assunzioni destinate a laureati rappresenta una cifra preoccupante, ben al di sotto della media nazionale (13%), e ancor di più rispetto agli standard europei. Un dato che evidenzia come l’economia umbra stia funzionando, ma non stia riuscendo a crescere qualitativamente.
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, ha sottolineato che il bollettino Excelsior evidenzia una profonda trasformazione della struttura economica regionale. “Il rallentamento della produttività e l’aumento dei lavori meno qualificati mostrano che il tema centrale è la qualità dello sviluppo, non solo la sua quantità. La competitività del nostro territorio dipende dalla capacità di affrontare questi passaggi con visione e responsabilità condivisa”.
L’Umbria sta vivendo una fase di cambiamento strutturale, come dimostrano i dati relativi al periodo 2023-2025. Il settore industriale, che comprende le costruzioni, è passato dal 39,8% al 34,7% delle assunzioni previste, mentre i servizi sono saliti dal 61,7% al 65,3%. Nonostante l’apparente evoluzione verso un’economia dei servizi, la carente innovazione e la difficoltà nell’attrarre competenze elevate rischiano di frenare la capacità della regione di rispondere alle sfide del futuro.