Si è concluso il 10 dicembre il maxiprocesso derivante dall’inchiesta “Spazzatura d’oro connection”, che nel 2016 ha sollevato il velo su un presunto sistema illecito nella gestione dei rifiuti nell’Ati 2. Le indagini, che riguardavano un periodo che va dal 2008 all’ottobre 2015, portarono al sequestro di 27 milioni di euro e all’arresto dell’allora direttore tecnico di Gesenu, Giuseppe Sassaroli, oggi assolto. La sentenza ha visto quattro condanne, con pene che vanno dall’anno a un anno e due mesi.
Il processo ha visto il crollo dell’accusa di associazione per delinquere, per la quale tutti gli imputati sono stati assolti con la motivazione che “il fatto non sussiste”. Per molti reati contestati, però, è scattata la prescrizione, riducendo il campo d’azione dell’inchiesta. In particolare, per il reato di traffico illecito di rifiuti, sono stati presi in considerazione solo i fatti accaduti tra maggio e ottobre 2015.
Le uniche condanne sono state inflitte a Luciano Sisani, ex direttore operativo di Tsa, e a Luca Rotondi, ex responsabile della discarica di Borgogiglione. Entrambi sono stati condannati a un anno con pena sospesa. Inoltre, i fratelli Furio e Ferdinando Baldini sono stati condannati rispettivamente a un anno e due mesi e a un anno di reclusione, con pena sospesa.
In aggiunta, la società Fratelli Baldini srl è stata condannata a una multa pecuniaria di 42 mila euro.
Le parti civili coinvolte nel processo, tra cui i comuni dell’Ati 2, il Ministero dell’Ambiente, la Provincia di Perugia e l’associazione Osservatorio Borgo Giglione, ha