Perugia invecchia: più stipendi che pensioni, scivola verso Sud

Lo studio della Cgia di Mestre fotografa una provincia in difficoltà: più pensionati che lavoratori attivi e un indice di invecchiamento superiore alla media nazionale

A Perugia ci sono più pensionati che lavoratori. È quanto emerge dal recente rapporto dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato il numero di pensioni erogate e stipendi registrati nelle diverse province italiane. Il quadro per il capoluogo umbro e il suo territorio è chiaro: 296.876 pensioni contro 283.327 stipendi, con un saldo negativo di 13.608 unità.

Un dato che colloca Perugia all’83ª posizione su 108 province italiane, inserendola nella cosiddetta “zona rossa” del rapporto tra lavoratori attivi e lavoratori a riposo. La Cgia ha elaborato i dati relativi alle pensioni di vecchiaia, invalidità, assistenziali, ai superstiti e indennitarie, confrontandoli con i redditi da lavoro dipendente e autonomo. Il risultato conferma una fragilità strutturale del mercato del lavoro e una progressiva polarizzazione demografica.

In questo scenario, Perugia fa meglio di Terni, che si trova più in basso nella graduatoria con 104.412 pensioni e 89.730 stipendi, ma resta comunque tra le province italiane più sbilanciate. Entrambe contribuiscono a un quadro regionale complessivamente critico: l’Umbria risulta infatti quindicesima su venti regioni per equilibrio tra occupati e pensionati, con 401.288 stipendi contro 373.057 pensioni, e un saldo negativo di 28.231 unità.

Ancora più allarmante il dato sulle domande di sostituzione lavorativa, ovvero il numero di nuovi lavoratori che subentrano a chi lascia il mercato del lavoro: l’Umbria è terzultima in Italia, con 44.800 richieste (di cui 20.100 provenienti dal settore privato). Peggio solo Basilicata e Molise.

Il rapporto della Cgia mette inoltre in luce un indice di vecchiaia in costante crescita, che a Perugia si colloca ben oltre la media nazionale. In Italia si contano 183 anziani ogni 100 giovani tra 0 e 14 anni, mentre nel territorio perugino il dato è significativamente più alto, segno di un invecchiamento della popolazione che pesa sul sistema economico e sociale.

Conseguenza diretta di questa dinamica è l’aumento dell’indice di carico, cioè il peso della popolazione non attiva su quella in età lavorativa: anche a Perugia, ogni 100 residenti tra i 15 e 64 anni ci sono oltre 70 persone inattive (minori o over 65), una proporzione che evidenzia la pressione crescente sulle risorse pubbliche e sul welfare locale.

Nel frattempo, province come Milano, Roma e Brescia mostrano un quadro completamente diverso, con un rapporto positivo tra pensioni e stipendi e un tessuto produttivo capace di sostenere l’occupazione giovanile e l’equilibrio demografico.

A Perugia, invece, il mercato del lavoro rallenta, e con esso la capacità del territorio di sostituire la forza lavoro che va in pensione, aggravando la difficoltà di attrarre nuovi investimenti e di trattenere i giovani.

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