Davanti al giudice Alberto Avenoso si è aperto il processo a carico di un cittadino rumeno di 67 anni, imputato per maltrattamenti in famiglia e stalking. L’imputazione, come ricostruisce il pubblico ministero Laura Reale, si basa su una serie di episodi avvenuti tra il 2022 e il 2023 che, secondo l’accusa, avrebbero costretto la convivente a vivere «in un regime di vita umiliante e degradante». Ne riferisce Umbria 24
Secondo l’atto dell’accusa, l’uomo non avrebbe mai contribuito al mantenimento familiare, ostentando disinteresse per il lavoro e per le esigenze pratiche del nucleo domestico. In più circostanze, sempre secondo il pm, avrebbe risposto con insulti, minacce e aggressioni fisiche alle rimostranze della donna. Tra gli episodi contestati emergono schiaffi al volto, la distruzione di suppellettili in cucina durante una lite dovuta alla richiesta di lasciare l’abitazione, e la minaccia con un oggetto pericoloso: un bicchiere rotto puntato alla gola della persona offesa dopo una discussione scaturita dal licenziamento della donna.
Non mancano le intimidazioni verbali che, secondo l’imputazione, sarebbero state usate per ottenere denaro o per mantenere il controllo sulla convivente. In un passaggio dell’atto si riporta che la donna, in seguito a un intervento chirurgico, sarebbe stata apostrofata dall’uomo con parole che le negavano qualsiasi tutela emotiva: «Non mi interessa che problemi di salute tu abbia, in ogni caso devi lavorare e portare i soldi a casa», le avrebbe detto. In un’altra circostanza, quando la compagna avrebbe chiesto che lui lasciasse l’abitazione, l’imputato avrebbe risposto esigendo una somma di denaro: «se vuoi che io vada via dammi 20 mila euro e lascio casa».
L’accusa segnala inoltre una minaccia estrema pronunciata durante una conversazione telefonica dopo una vacanza in Romania: alla richiesta della donna di non far ritorno in Italia, l’uomo avrebbe replicato con parole inquietanti, riportate nell’atto come «Se non mi fai rientrare ti ammazzo e poi mi suicido, io torno perché ho deciso così». Ancora più gravi, agli atti del processo sono finite frasi che – sempre secondo l’accusa – testimonierebbero una volontà persecutoria: «Non sono venuto in Italia per lavorare. Io ti ammazzo, ti scioglierò nell’acido se dovessero chiamarmi a lavorare da altre parti, considerando che sarò disoccupato».
La prossima udienza, fissata per il 16 ottobre, segnerà l’avvio dell’escussione dei testimoni della difesa: toccherà dunque a loro fornire elementi per la ricostruzione alternativa dei fatti o per contestarne la versione emersa finora. Il procedimento, nel frattempo, prosegue con l’istruttoria e con la valutazione delle dichiarazioni e delle prove raccolte dalla pubblica accusa.