Finte aziende agricole per incassare i fondi Ue: blitz in tutta Italia, convolti anche perugini

Scoperchiato un sistema da oltre 20 milioni di euro: sequestri per 17,2 milioni. Accertamenti anche nel capoluogo di regione.

Un’indagine condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Padova ha portato alla luce un sistema fraudolento finalizzato all’ illecita percezione di fondi europei destinati all’agricoltura, con coinvolgimenti accertati anche a Perugia. L’operazione ha avuto un importante sviluppo con l’esecuzione di un sequestro preventivo per 17,2 milioni di euro, disposto dal Gip del Tribunale di Padova, a carico di 48 imprenditori agricoli indagati per associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni dell’UE.

Il fulcro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura Europea di Venezia, ruota attorno a due imprenditori del padovano, individuati come i principali ideatori di un sofisticato meccanismo truffaldino attivo tra il 2017 e il 2022. Le attività investigative hanno ricostruito un modello organizzato su due livelli: da un lato, la fittizia suddivisione di un’unica azienda agricola in dodici imprese “di comodo”, dall’altro, la violazione del divieto di pascolamento da parte di terzi, pratica non più ammessa dal 2015.

Anche a Perugia si sono svolti controlli e accertamenti, in quanto alcuni dei soggetti coinvolti risultano domiciliati nel capoluogo umbro, oltre che in diverse altre città italiane, tra cui Ascoli Piceno, Brescia, L’Aquila, Macerata, Mantova, Teramo, Rieti e Torino.

L’attività illecita si basava sull’uso improprio dei titoli PAC (Politica Agricola Comune) non utilizzati. Imprenditori agricoli del Nord Italia si rivolgevano ai capi dell’organizzazione per ottenere documentazione, bestiame, veterinari e terreni in affitto, simulando la sussistenza dei requisiti necessari per beneficiare dei contributi europei. In realtà, le attività agricole non venivano mai svolte: il pascolo era gestito direttamente dai promotori della frode, che intascavano canoni di affitto ben superiori al valore di mercato.

Le indagini, condotte tra il 2021 e il 2025, hanno visto la collaborazione della Guardia di Finanza di Padova con i Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Macerata e Rieti, le Sezioni Aeree di Pratica di Mare e Pescara, e il Nucleo Investigativo Agroalimentare e Forestale dei Carabinieri di Rieti. Le forze dell’ordine hanno eseguito intercettazioni telefoniche, analisi bancarie, perquisizioni, sorvoli aerei e acquisizioni di documenti sanitari in varie regioni.

Il profitto illecito totale, stimato in oltre 20 milioni di euro, è stato in gran parte recuperato tramite i sequestri disposti, a cui si aggiunge un blocco di titoli di pagamento per circa 4 milioni di euro notificato all’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AG.E.A.), al fine di impedire ulteriori percezioni indebite in futuro.

Contestualmente, i soggetti coinvolti sono stati segnalati alla Corte dei Conti del Veneto per un danno erariale stimato in 32,1 milioni di euro. Un duro colpo, dunque, a chi opera nel settore agricolo aggirando le norme, danneggiando sia l’Unione Europea che gli imprenditori onesti, costretti a confrontarsi con una concorrenza sleale e distorsiva.

L’operazione ha riaffermato l’importanza dei controlli incrociati sul territorio, anche in Umbria, dove le verifiche della Guardia di Finanza hanno permesso di estendere il raggio dell’indagine e individuare collegamenti con le diramazioni locali del sistema fraudolento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Rifiuti pericolosi e non gestiti illegalmente: tre indagati nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Spoleto...
Domani si vota ancora dalle 7 alle 15. Subito dopo comincerà lo spoglio delle schede...
Scontro tra moto e bicicletta sulla SP 201 nel comune di Pietralunga: un morto e...

Altre notizie