Spia la moglie dal carcere e invia video hard ai partenti

Nel Perugino un 58enne accusato di anni di violenze, minacce e diffusione illecita di immagini intime della moglie: la donna vive ora in una casa protetta

Una separazione cercata con coraggio dopo anni di soprusi, minacce e violenza, ma che ha scatenato una vendetta crudele. Succede nel territorio del Trasimeno, dove un uomo di 58 anni, già detenuto per altri reati, è tornato in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, aggravando così la propria posizione giudiziaria. Ne riferisce Il Messaggero.

La vicenda parte da un matrimonio ormai spezzato. L’uomo, più volte in carcere, era in quel momento detenuto nel carcere di Capanne, quando la moglie – dopo anni di paure, insulti e minacce – ha deciso di chiedere la separazione e ricostruirsi una vita, anche con un’altra persona accanto. Una scelta difficile, portata avanti mentre l’uomo era ancora recluso, ma che si è rivelata solo l’inizio di un incubo ancora più oscuro.

Al suo rientro a casa, l’uomo non trova più la moglie. La donna si era infatti trasferita in una casa protetta per tutelarsi. Scoperto l’abbandono, l’uomo ha avviato la sua vendetta: ha recuperato alcuni filmati registrati da una telecamera installata segretamente in camera da letto, immagini a contenuto “a connotazione erotica”, come le ha definite il pubblico ministero, che ritraevano la donna in chat con l’amante. Video registrati mentre lui era in carcere, che sono poi stati inoltrati ai parenti della donna, in un atto di revenge porn finalizzato, secondo il giudice, a “condizionare la persona offesa e ledere la sua immagine e reputazione nell’ambito familiare”.

La custodia cautelare in carcere è stata così disposta dal gip Valerio D’Andria, che ha annullato la misura degli arresti domiciliari appena concessi all’uomo per altri reati. Un ritorno immediato a Capanne, dunque, dopo aver violato la fiducia concessagli dal sistema giudiziario.

Le accuse nei confronti del 58enne non si fermano alla sola diffusione di materiale privato. Secondo l’inchiesta, l’uomo avrebbe maltrattato la moglie dal 2017 all’estate 2025, poco dopo il matrimonio, con minacce continue, insulti anche davanti ai due figli minori, e veri e propri atti intimidatori. “Ti ammazzo e i tuoi genitori bruceranno come topi”, avrebbe urlato alla donna, arrivando persino a minacciarla con un coltello, da cui lei è riuscita a salvarsi barricandosi in camera da letto.

Il punto di svolta è arrivato con la denuncia, sporta con l’assistenza legale dell’avvocata Sara Pievaioli, che ha aiutato la donna a formalizzare le accuse dopo anni di violenza subita. La scoperta della telecamera, posizionata nella camera dei bambini, ha aggravato ulteriormente il quadro: “Un dispositivo utilizzato per spiarla”, scrive il giudice, che sottolinea l’intento di controllo e umiliazione perpetrato dal marito.

Il caso riaccende i riflettori sulla violenza domestica, che non si manifesta solo attraverso gesti fisici, ma anche mediante controllo, sorveglianza e umiliazione pubblica, forme gravi di abuso psicologico e sociale. La vicenda sottolinea anche l’importanza delle strutture protette e del supporto legale, che hanno permesso alla donna di allontanarsi da un contesto diventato insostenibile.

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