L’Umbria si conferma tra le regioni italiane più a rischio per infortuni mortali sul lavoro. A rivelarlo è il recente rapporto dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, basato sui dati INAIL relativi al primo semestre del 2025. Secondo il report, nella regione si contano 26 morti sul lavoro ogni milione di occupati, un dato nettamente superiore alla media nazionale di 15.
Solo la Basilicata presenta numeri peggiori, con un’incidenza di 40 vittime ogni milione di lavoratori. Questo posiziona l’Umbria nella “zona rossa”, quella con il più alto livello di rischio, dove si trovano anche Trentino-Alto Adige, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Campania.
Il fenomeno non è nuovo: già nei primi semestri del 2022, 2023 e 2024, l’Umbria aveva registrato incidenze superiori rispetto alla media nazionale. Un trend negativo che non riguarda soltanto il centro Italia, ma l’intero Paese. A livello nazionale, infatti, si è osservato un aumento dell’8,4% delle vittime sul lavoro negli ultimi quattro anni: da 463 decessi nel primo semestre del 2022 si è passati a 502 nello stesso periodo del 2025.
Un altro elemento evidenziato nel rapporto riguarda la crescente incidenza tra i lavoratori stranieri, e la conferma che la fascia d’età più colpita è quella degli over 65. La distribuzione delle vittime non è uniforme, ma colpisce in modo più marcato le regioni con una forza lavoro meno numerosa. Questo, secondo l’ingegnere Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega, è un punto spesso trascurato.
Rossato sottolinea: “Il rischio maggiore si concentra proprio nelle regioni a bassa densità occupazionale. È un dato troppo spesso ignorato, perché si tende a valutare il pericolo sulla base dei numeri assoluti e non dell’incidenza reale rispetto alla popolazione lavorativa”.
La zonizzazione regionale, elemento chiave dell’analisi, classifica le regioni in quattro fasce: bianca, gialla, arancione e rossa. Tra il 2022 e il 2025, il Trentino-Alto Adige è rimasto stabilmente in zona rossa, mentre l’Umbria è finita nella stessa fascia per due anni su quattro, insieme a Sicilia, Abruzzo, Campania e Valle d’Aosta. Al contrario, Sardegna e Molise si sono distinte per avere incidenze più basse, restando in zona bianca per tre anni su quattro.
Alla fine del primo semestre del 2025, le regioni in zona rossa, ovvero quelle che superano del 25% la media nazionale (indice medio = 15,1 morti per milione), sono: Basilicata, Umbria, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Campania. In zona arancione si collocano Calabria, Valle d’Aosta, Veneto, Liguria e Piemonte, mentre in zona gialla troviamo Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Lombardia, Sardegna ed Emilia-Romagna. Le uniche regioni in zona bianca risultano essere Molise e Lazio.
L’analisi proposta dal report non si limita ai dati statistici, ma punta anche a fornire un supporto concreto a chi si occupa di sicurezza sul lavoro, delineando le caratteristiche dei territori a rischio e i profili più vulnerabili dei lavoratori.