Un quaderno scolastico e poche righe scritte con una calligrafia incerta hanno acceso i riflettori su una vicenda familiare agghiacciante. «Il mio papà ha cercato di strangolarmi», ha scritto un bambino di prima media, appena undicenne. Parole che hanno immediatamente fatto scattare l’allarme e che si sono trasformate in una delle prove decisive per avviare le indagini su un caso di maltrattamenti gravi e ripetuti. Ne dà notizia Il Messaggero
Il padre del bambino, un uomo di 27 anni impiegato nel settore pubblico, si trova ora in custodia cautelare in carcere. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe sottoposto il figlio, la compagna e il padre anziano a continue violenze fisiche e psicologiche, tali da costringerli ad abbandonare la propria abitazione per rifugiarsi presso parenti.
Negli ultimi giorni, era stato imposto all’uomo un divieto di avvicinamento, ma la misura è stata violata appena 24 ore dopo la notifica. «Ha cercato di rientrare in casa, ignorando completamente le prescrizioni», spiegano fonti della Procura. A quel punto, è scattata la misura cautelare in carcere per evitare nuovi episodi e garantire la sicurezza delle vittime.
L’inchiesta ha fatto emergere un quadro di violenze quasi quotidiane, spesso alimentate – secondo l’accusa – dall’abuso di alcol e droghe. «Con frequenza costante, l’uomo aggrediva verbalmente e fisicamente i familiari, minacciandoli e insultandoli», si legge nei documenti giudiziari.
Tra gli episodi più gravi, uno risalente all’agosto 2025: durante un pranzo, il 27enne avrebbe tentato di colpire il figlio con una testata, gridandogli: «Ti ammazzo quando voglio». Il bambino, già costretto ad assistere a continui atti di violenza contro la madre, viveva in uno stato di ansia e paura costanti. In un’occasione, per proteggere la donna, avrebbe anche contattato il 112.
Un altro fatto inquietante risale a una sera in cui l’uomo, tornato a casa in evidente stato di ebbrezza, si è scagliato contro la cena preparata dalla compagna. Il figlio ha tentato di difenderla ed è stato colpito da una cassa bluetooth lanciata con forza, che gli ha provocato una ferita alla mano.
Anche il nonno paterno, convivente, è stato coinvolto in questa spirale di aggressioni. Dopo un rimprovero, l’indagato lo avrebbe minacciato con una chiave, puntandogliela sotto il mento e stringendogli le mani al collo. Solo il tempestivo intervento dello zio paterno, chiamato dal bambino, ha messo fine all’aggressione.
Il procedimento giudiziario è in corso, e le accuse riguardano maltrattamenti aggravati e reiterati in ambito familiare. Le vittime, intanto, sono state trasferite in una località sicura e seguite da servizi sociali e psicologici. L’obiettivo degli inquirenti è ricostruire ogni episodio con precisione e verificare se possano emergere ulteriori responsabilità.
Ancora una volta è stata la voce di un bambino a rompere il silenzio, scrivendo parole semplici, ma drammaticamente inequivocabili. Un gesto che ha permesso di portare alla luce una situazione insostenibile e di attivare la macchina della giustizia, affinché nessun altro resti intrappolato in un incubo simile.