Il mistero sulla morte di Luana Pinti potrebbe tornare al centro dell’attenzione giudiziaria. A trent’anni di distanza dai fatti, è stata presentata una richiesta formale alla Procura della Repubblica di Perugia per ottenere la documentazione relativa all’inchiesta chiusa nel 1995 con l’archiviazione come suicidio. A promuovere l’iniziativa sono la sorella Talita e la cugina Giorgia, assistite dall’avvocato Massimo Brazzi, noto penalista perugino. Ne dà notizia il Corriere dell’Umbria
Il caso risale alla notte tra il 21 e il 22 ottobre del 1995, quando Luana, all’epoca 21enne, fu trovata morta sulla E45, a pochi chilometri dalla discoteca Red Zone, dove aveva trascorso la serata con amici. La ragazza era residente a Gubbio ma spesso si trovava a Roma, dove frequentava un gruppo di amici. Quella sera, secondo quanto riferito dai familiari, aveva lasciato il locale da sola, senza borsa né effetti personali. Poche ore dopo il suo corpo fu rinvenuto sulla carreggiata, travolto da più veicoli in direzione sud.
L’ipotesi iniziale di suicidio non ha mai convinto i parenti, che ora chiedono un riesame approfondito del caso, anche alla luce delle nuove tecniche investigative oggi disponibili, tra cui analisi genetiche e accertamenti forensi più avanzati. L’avvocato Brazzi ha dichiarato che il primo passo sarà verificare la completezza e la qualità delle indagini condotte all’epoca. A supporto della nuova fase investigativa è stata coinvolta anche la criminologa Roberta Bruzzone.
Nel frattempo, Talita Pinti ha lanciato una campagna su GoFundMe per raccogliere fondi necessari a coprire le spese legali e le future consulenze tecniche. Nella descrizione si legge: “Sono Talita, sorella di Luana, che noi chiamavamo Lulù. Vogliamo verità e giustizia, servono risorse per riaprire il caso dopo trent’anni di dolore e silenzi”.
Diverse sono le zone d’ombra rimaste irrisolte nella vicenda. Una testimone, amica della giovane, riferì di aver visto Luana litigare con l’ex fidanzato – da cui si era recentemente separata – proprio quella sera. Sempre secondo la testimone, Luana avrebbe detto di avere un incontro previsto in un parcheggio, ma senza specificare con chi.
A complicare ulteriormente il quadro, alcuni mesi dopo la morte di Luana venne sgominato dai carabinieri del Ros un traffico di droga tra Perugia e Roma, che avrebbe coinvolto anche ambienti frequentati dalla vittima. Secondo alcune ricostruzioni, alcune ragazze venivano impiegate per trasportare ecstasy all’interno delle discoteche, nascondendola tra gli indumenti per eludere i controlli. Resta aperto il sospetto che Luana potesse essere coinvolta o a conoscenza di qualcosa, e che questo l’abbia messa in pericolo.
Tra le domande che la famiglia rivolge alla giustizia c’è anche quella su un possibile ricatto, o su un’aggressione finita tragicamente. Dopo tre decenni, la speranza è che nuove indagini possano portare a una verità che finora è mancata, superando le incertezze e le lacune che fin dall’inizio hanno circondato il caso.