“Guardiamo con fiducia ai prossimi anni, nella certezza che stiamo impiegando ogni nostra energia e tutte le risorse necessarie.” Con queste parole la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha voluto sintetizzare un percorso di ricostruzione che oggi, a distanza di nove anni dalla tragedia, sta mostrando segnali tangibili di rinascita. Un cammino avviato il 24 agosto 2016, quando una serie di scosse sismiche devastò l’Italia centrale, provocando oltre 300 vittime e distruggendo interi centri abitati tra Lazio, Marche e Umbria.
In Umbria, pur non registrando decessi, la reazione fu immediata, come ricordato dalla stessa Proietti: “Fin dal momento dell’insediamento di questa nuova Giunta ci siamo spesi per accelerare la ricostruzione. Mi sento responsabile di queste comunità che hanno resistito a una calamità così grave.”
Oltre 3.600 cantieri privati e ricostruzione all’89%
Il bilancio al 14 agosto 2025 conferma numeri solidi. Sono 3.694 i cantieri avviati per la ricostruzione privata, di cui 2.235 già conclusi. A fronte di 5.248 istanze presentate, 3.699 sono state accolte. L’avanzamento globale della ricostruzione privata raggiunge l’89%, con una ricostruzione leggera quasi completata (93%) e una pesante che ha superato l’84%.
Norcia, Cascia e Preci sono i comuni più coinvolti. A Norcia si contano 1.202 cantieri attivati e 730 conclusi, mentre a Cascia sono 288 su 388. A Preci, i lavori hanno raggiunto quota 94 su 171.
Dal punto di vista economico, sono stati concessi contributi per oltre 1,3 miliardi di euro, con liquidazioni pari a circa 807 milioni. Investimenti che hanno permesso il rientro delle famiglie nelle proprie abitazioni e la ripresa delle attività economiche e produttive.
Ricostruzione pubblica: scuole, ospedali e luoghi simbolo
Anche sul fronte pubblico l’azione è stata incisiva: 436 interventi finanziati per un importo totale di oltre 733 milioni di euro. Tra questi spiccano 94 interventi per l’edilizia scolastica, 18 per municipi e 7 per strutture sanitarie, come gli ospedali di Norcia e Cascia, la cui riapertura è prevista a breve.
Di grande rilievo è il progetto del Polo scolastico di Norcia, che prevede un investimento di oltre 22 milioni di euro, suddiviso tra edifici scolastici e impianti sportivi. Intanto, la Basilica di San Benedetto tornerà a splendere dal 30 ottobre 2025, a nove anni esatti dalla scossa più violenta.
“Restituiremo al mondo la Basilica di San Benedetto. Sarà un momento simbolico e potente di rinascita”, ha sottolineato Proietti. Un altro segnale forte arriverà da Castelluccio di Norcia, dove prosegue la ricostruzione integrata con 144 unità immobiliari e investimenti pubblici per 68 milioni di euro.
Nel comune di Preci, sono in fase avanzata anche i lavori per l’antica abbazia di Sant’Eutizio, che includono la chiesa, il monastero e la ricostruzione della torre campanaria sulla Rupe di Sant’Eutizio, per un totale di oltre 10 milioni di euro.
Legalità e controllo: un modello trasparente
Un elemento chiave della gestione post-sisma è rappresentato dalla legalità e trasparenza. L’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dell’Umbria ha adottato sistemi di monitoraggio digitale, grazie alla piattaforma Ge.Di.Si., che consente il controllo in tempo reale dei cantieri, rafforzando le verifiche su sicurezza, lavoro irregolare e concorrenza sleale.
“Tutti i nostri sforzi sono rivolti alla prevenzione”, ha spiegato Proietti, riferendosi all’utilizzo di tecnologie ecosostenibili e avanzate, sia per gli edifici scolastici che per quelli religiosi o sanitari: un modo per trasformare la fragilità sismica in un’occasione di innovazione strutturale.
Verso un’“Italia mediana” integrata
L’obiettivo più ampio, sottolineato più volte anche dal commissario straordinario Guido Castelli, è quello di rafforzare il legame tra le regioni del cratere sismico, creando una rete tra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Un’integrazione strategica che punta al rilancio economico, sociale e infrastrutturale delle aree interne.
“Vogliamo che i giovani tornino nei territori colpiti”, ha dichiarato la presidente, “che si ricrei socialità e comunità, per accompagnare la ripartenza non solo fisica, ma anche umana e culturale di queste zone.”






