«Una serie ben recitata, ma che stravolge completamente la realtà delle indagini e del processo»: con queste parole Giuliano Mignini, ex magistrato della Procura di Perugia, commenta la miniserie ‘The Twisted Tale of Amanda Knox’, ispirata all’autobiografia della giovane americana. Mignini ha espresso il suo punto di vista all’ANSA, dopo aver visionato in anteprima le prime due puntate dello show.
Il magistrato ha rivelato che la stessa Amanda Knox lo ha contattato prima dell’uscita della serie, anticipandogli alcuni contenuti e offrendogli un ruolo di consulente per la produzione, proposta che Mignini ha però deciso di rifiutare per “ovvie ragioni di opportunità”.
Ricordando il complesso iter giudiziario seguito all’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese assassinata a Perugia nel novembre del 2007, Mignini ha sottolineato come la ricostruzione televisiva contenga “errori clamorosi”, in particolare riguardo alle indagini e agli sviluppi processuali.
«Amanda, finito il processo, ha avuto un atteggiamento amichevole nei miei confronti», ha spiegato Mignini. «Ci siamo rivisti e parlati, ma non ha mai compreso appieno la dinamica processuale. In fondo, si può dire che se l’è cavata», ha aggiunto l’ex pm, facendo riferimento alla definitiva assoluzione di Knox e Raffaele Sollecito da parte della Cassazione, dopo un lungo e articolato percorso giudiziario.
Knox, ai tempi dei fatti una delle coinquiline della vittima, era stata arrestata, condannata in primo grado, poi assolta in appello, nuovamente condannata dopo l’annullamento della sentenza da parte della Suprema Corte, fino alla sentenza finale di assoluzione. Sia lei che Sollecito si sono sempre dichiarati innocenti e estranei all’omicidio.
Nel cast della serie, l’attrice Grace Van Patten interpreta Amanda Knox, performance definita “brava” dallo stesso Mignini. Nei suoi panni, invece, appare Francesco Acquaroli. «Non mi somiglia fisicamente», ha commentato il magistrato, «ma ho riconosciuto alcuni miei atteggiamenti, anche se altri vengono esasperati, come quello religioso e la presunta esaltazione della componente cattolica».
La serie, pur mostrando scorci di Perugia, include anche riprese effettuate in location chiaramente diverse, elemento che non è sfuggito all’occhio attento dell’ex magistrato. L’impressione complessiva, per Mignini, è quella di una narrazione distante dalla verità dei fatti, costruita più per spettacolarizzare che per informare correttamente.