Addio a Pippo Baudo, maestro della tv italiana. Il legame con Perugia

Si è spento a 89 anni il celebre conduttore: 13 i Festival di Sanremo da lui diretti, una vita al servizio dello spettacolo

Pippo Baudo, leggenda indiscussa della televisione italiana, è morto all’età di 89 anni. La notizia, diffusa nella serata di sabato dall’agenzia ANSA, segna la fine di un’epoca per il piccolo schermo. Nato il 7 giugno 1936 a Militello in Val di Catania, Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo ha segnato la storia del mezzo televisivo italiano, imponendosi come presentatore, autore, direttore artistico e scopritore di talenti.

Con 13 edizioni del Festival di Sanremo condotte tra il 1968 e il 2008, Baudo detiene un record tuttora imbattuto. La sua carriera decollò con trasmissioni come Settevoci (1966-1970) e Canzonissima (1972-73), per poi consacrarsi negli anni Ottanta con programmi di enorme popolarità come Domenica In, Fantastico e Serata d’onore. Il suo carisma e la sua capacità di parlare a ogni generazione lo hanno reso una figura trasversale, presente nei palinsesti per oltre mezzo secolo.

Nel corso della sua carriera, Pippo Baudo fu anche direttore artistico di Canale 5 (1987-88), prima di rientrare in Rai dove continuò a condurre show amati dal pubblico come Gran Premio, Luna Park, Mille lire al mese, Papaveri e papere e ancora una volta Domenica In, che guidò in varie edizioni fino al 2010. Fu anche alla guida di programmi più riflessivi, come Novecento e Il viaggio, dimostrando una sorprendente versatilità narrativa.

Nel 2011 Baudo fu protagonista anche a Perugia, in occasione della manifestazione Immaginario 2.0, dove raccontò la propria visione della televisione italiana e il ruolo del servizio pubblico.  Insieme all’ex moglie Katia Ricciarelli, sono stati a lungo proprietari di una villa nelle campagne di Spoleto e nella città ducale venne nel 2014 per il Festival dei Due Mondi.. Il legame con la cultura e con la propria terra d’origine lo portò a ricoprire ruoli importanti anche al di fuori del video: dal 1989 al 1997 fu direttore artistico del Teatro Stabile di Catania, di cui assunse anche la presidenza nel 2000. Inoltre, dal 1994 al 1996 fu alla guida della direzione artistica Rai.

Nel 2018 pubblicò, insieme al giornalista Paolo Conti, l’autobiografia “Ecco a voi. Una storia italiana”, un racconto lucido e appassionato di una carriera unica, intrecciata con la storia del Paese. Nel 2021 il Presidente della Repubblica gli conferì l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, uno dei massimi riconoscimenti civili, a coronamento di un percorso eccezionale.

Il mondo dello spettacolo e della cultura italiana perde oggi una delle sue figure più rappresentative, un professionista rigoroso, innovatore e appassionato, che ha saputo reinventarsi continuamente senza mai perdere credibilità e affetto del pubblico.

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