Si è tenuta il 30 luglio al carcere di Capanne la cerimonia ufficiale di consegna degli attestati ai detenuti che hanno partecipato ai corsi di formazione professionale nel settore dell’edilizia, organizzati dal Centro Edile per la Sicurezza e la Formazione (Cesf), con il sostegno delle sigle sindacali e delle associazioni di categoria. Il progetto si inserisce nell’iniziativa “Ri-costruire il futuro”, che punta a favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, offrendo concrete opportunità professionali e percorsi di dignità.
I numeri parlano chiaro: sono stati 26 i partecipanti, di cui 15 uomini e 11 donne. Gli uomini hanno seguito corsi mirati su costruzione, ripristino e consolidamento di murature e intonaco armato, mentre le donne hanno partecipato alla formazione su finiture edili. Il progetto prevede, per le detenute interessate a proseguire nel settore, la possibilità di costituire una cooperativa, con cui le imprese potranno collaborare tramite subappalti.
“Già la scorsa settimana sono entrati qui degli imprenditori ed hanno svolto colloqui individuali, finalizzati ad un possibile inserimento nel mondo del lavoro”, ha dichiarato Antonella Grella, direttrice dell’istituto penitenziario. “Si tratta di un grande cambiamento, perché vuol dire offrire un lavoro, quindi la possibilità di un riscatto, come previsto dalla Costituzione: il lavoro è un mezzo per la rieducazione della pena e per il reinserimento sociale attraverso il rispetto della dignità della persona”.
L’iniziativa non è isolata. Già nella precedente edizione, cinque detenuti avevano trovato impiego grazie ai percorsi formativi. Quest’anno, nove hanno già iniziato a lavorare presso aziende del territorio. Un risultato che dimostra l’efficacia di un modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni penitenziarie, enti formativi, sindacati e imprese locali.
“L’obiettivo di questo progetto è duplice”, ha sottolineato Emanuele Petrini, segretario generale della Filca Cisl Umbria e vicepresidente del Cesf. “Da un lato, offrire ai detenuti un’opportunità di riscatto personale e professionale; dall’altro, rispondere alla crescente necessità di manodopera qualificata nel comparto edile, strategico per lo sviluppo del territorio”. I partecipanti hanno acquisito competenze fondamentali, a partire dalla sicurezza sui luoghi di lavoro, ma anche soft skill come puntualità, responsabilità e lavoro di squadra.
“La chiave è dare una seconda possibilità a queste persone che hanno sbagliato, per poter tornare gradualmente alla vita sociale”, ha aggiunto Petrini. Il progetto ha visto la partecipazione attiva anche di Inail, Fillea Cgil, Feneal Uil e numerosi attori del settore. Alessio Panfili, della Feneal Uil Umbria, ha evidenziato come il reinserimento lavorativo “permetta a chi ha preso coscienza dei propri errori di contribuire all’economia del Paese, costruendo una società più inclusiva e sicura”.
La stessa Feneal Uil, insieme alla Uil Umbria, rappresentata da Nicola Brauzzi, ha proposto di estendere l’esperienza anche ad altri comparti economici dotati di enti bilaterali, per ampliare l’offerta formativa e il numero di detenuti coinvolti, con particolare attenzione all’inclusione femminile.
Centrale, all’interno dei moduli formativi, è stato il tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, questione ritenuta “un’emergenza nazionale da affrontare già a partire dalle scuole primarie”. L’esperienza del carcere di Capanne si configura così non solo come progetto di formazione, ma come vera e propria scuola per costruire sicurezza.
Il progetto si inserisce nel Piano nazionale “Una giustizia più inclusiva”, finanziato con i fondi del programma europeo Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027. Il Ministero della Giustizia ha stanziato un milione di euro per l’Umbria, destinato a orientamento, formazione, housing sociale e potenziamento degli spazi trattamentali nei penitenziari.
“Ciò che si prevede – spiega il ministero – è attivare una rete regionale di interventi, sinergie e collaborazioni che favorisca l’inclusione socio-lavorativa, offrendo ai destinatari maggiori opportunità di reinserimento”. Una parte delle risorse verrà utilizzata per l’ampliamento degli spazi di formazione professionale, un’altra per rafforzare l’offerta abitativa per i detenuti in uscita.