A Perugia è andata in scena una protesta rumorosa ma carica di significato: tra bandiere, fischietti e slogan, i metalmeccanici dell’Umbria hanno manifestato nel cuore del centro storico per chiedere il rinnovo del contratto nazionale e maggiori tutele. Un’iniziativa che si inserisce nello sciopero nazionale del settore, con otto ore di astensione dal lavoro che si sommano alle 32 già proclamate nei mesi precedenti.
La mobilitazione, organizzata da Fim, Fiom e Uilm, coinvolge circa 30mila lavoratori umbri, impegnati in un settore che vive forti incertezze, tra calo degli ordinativi e crisi della componentistica automobilistica. Il comparto, fondamentale per il tessuto industriale regionale, risente infatti delle difficoltà di grandi stabilimenti italiani, con effetti a catena anche sulle piccole e medie imprese locali.
Non solo rivendicazioni salariali, ma anche un appello forte alla sicurezza. Il tema della tutela nei luoghi di lavoro è stato uno degli elementi centrali della giornata, a fronte di un crescente allarme per gli incidenti che continuano a verificarsi nel settore. Le sigle sindacali hanno ribadito la necessità di investimenti mirati e controlli più stringenti, per garantire condizioni dignitose e sicure per tutti i lavoratori.
Il corteo ha attraversato il centro di Perugia e si è fermato sotto la sede della Regione Umbria, dove i rappresentanti sindacali hanno chiesto un intervento concreto delle istituzioni locali. L’obiettivo è ottenere un sostegno attivo alla vertenza in corso e promuovere politiche industriali capaci di tutelare l’occupazione e favorire la transizione del comparto verso modelli sostenibili e innovativi.
“Non possiamo permetterci il silenzio”, è stato uno degli slogan più ripetuti dai manifestanti, che temono di restare inascoltati in una fase cruciale per il futuro dell’industria metalmeccanica. La richiesta è chiara: serve un nuovo contratto che rispecchi le trasformazioni del settore, garantisca diritti, sicurezza e un salario adeguato all’inflazione e al costo della vita.
Simone Liti, segretario di Fim Cisl Umbria parla di contratto preso in ostaggio dalle organizzazioni di categoria: “Le nostre richieste non sono una follia, sono richieste raggiungibili, che gli altri stanno ottenendo, noi no. Vogliamo mandare un segnale forte a Fdermeccanica e Unionmeccanica, serve senso di reposabilità. Federmeccanica riprenda la trattativa, la transizione è una scusa, se si vuole dare stabilità al contratto bisogna rinnovarlo.I lavoratori metalmeccanici non possono sentirci in colpa non lo siamo e non ci sentiamo, nè oggi nè mai. Oggi una battaglia per la dignità e il rispetto che la categoria merita. La scelta di rompere la trattativa riporta indietro nel tempo e rovina tutto quello che è stato costuito nel tempo. Il contratto non è solo salario, è un prospetto per il futuro, un contrasto al precariato. Serve anche più contrattazione di secondo livello, solo il 30 percento della categoria riesce a farlo. Da noi mai nessun pregiudizio, loro hanno presentato una contropiattaforma che non dà risposte, delegittimando il sindacato.La Giunta di federmeccanica uscente sarà ricordata come l’unica che non ha rinnovato il contratto; quella nuova avrà ora una grande opportunità, quella di cambiare rotta.
Simone Lucchetti della Uilm aggiunge: “Vogliamo portare a casa gli elementi dirimenti della riforma che sono salario, orario e i diritti del welfare, non possiamo scendere a compromessi perchè i lavoratori hanno detto si alla nostra proposta”. Gli fa eco Marco Bizzarri, segretario provinciale Fiom Perugia: “Molti lavoratori interinali sono stati esclusi dal ciclo produttivo: lo sciopero di oggi è anche per chiedere nuovi modelli industriali e un nuovo modo di fare impresa”.
Focus ovviamente anche sulle morti bianche, con l’Umbria ai primi posti in Italia: “Ben 1200 morti sul lavoro in Italia sono un dato accettabile per un Paese civile”, è stato spiegato.
Le organizzazioni sindacali hanno già annunciato che la mobilitazione proseguirà se non arriveranno risposte rapide e concrete da parte del governo e delle associazioni datoriali. Intanto, l’Umbria si unisce al grido nazionale di migliaia di metalmeccanici, decisi a non lasciare che la loro voce venga soffocata dal rumore della crisi.