Presso la Casa Circondariale di Perugia “Capanne” è stato sottoscritto un protocollo d’intesa che rappresenta un passaggio strategico nella costruzione di percorsi di inclusione e rieducazione per persone sottoposte a procedimento penale, adulti e minori, anche in fase detentiva. L’iniziativa mira a ridurre la recidiva e a rafforzare il reinserimento sociale attraverso attività sportive, educative e di pubblica utilità, con una particolare attenzione ai soggetti con disabilità.
L’accordo è frutto della collaborazione tra istituzioni giudiziarie, enti pubblici e realtà del terzo settore. Coinvolge gli Uffici Giudiziari del distretto di Perugia, il Comune di Perugia, il CONI Umbria, la Direzione della Casa Circondariale, l’Ordine degli Avvocati, il Centro per la Giustizia Minorile Toscana-Umbria, l’Ufficio Servizio Sociale e l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna. Il documento fissa ruoli, obiettivi, modalità operative, criteri di monitoraggio e valutazione dell’impatto.
Durante la cerimonia ufficiale, alla presenza di numerose autorità, è emersa una visione condivisa: lo sport come strumento educativo e di trasformazione sociale. “Il carcere è degradante, ma il lavoro e lo sport offrono dignità e senso di sé”, ha dichiarato il procuratore generale Sergio Sottani, evidenziando come la recidiva possa scendere dal 70% al 2% in presenza di attività rieducative efficaci.
Il direttore del DAP, Ernesto Napolillo, ha sottolineato il valore delle sinergie tra istituzioni e imprese, affermando: “Costruire ponti tra società e carcere è possibile. Le aziende possono entrare, offrire opportunità concrete e contribuire al cambiamento.”
Grande orgoglio anche per la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, che ha parlato di un progetto capace di “ricostruire ciò che è stato danneggiato”, invitando la città a “entrare nel carcere, e il carcere a uscire nella città”. Per lei, lo sport è “ponte verso le regole e la gestione delle emozioni”.
Un plauso al lavoro svolto è arrivato anche dall’assessore allo sport, Pierluigi Vossi, promotore del protocollo, che ha ricordato come il testo anticipi la recente modifica dell’art. 33 della Costituzione, che riconosce il valore educativo dello sport: “Offriamo la bellezza dello sport a molti giovani che non la conoscono”, ha detto, annunciando anche un nuovo regolamento per facilitare l’uso degli impianti sportivi cittadini da parte delle associazioni coinvolte.
Il presidente del Tribunale di Sorveglianza, Antonio Minchella, ha definito lo sport “allegoria della vita”, mentre Giorgio Barbuto, presidente della Corte di Appello, ha parlato della necessità di “incarnare la Costituzione” anche dietro le sbarre, aggiungendo: “Ho visto un barlume negli occhi dei detenuti: così si coltiva il rispetto verso le istituzioni”.
L’Ordine degli Avvocati, rappresentato dal presidente Carlo Orlando, ha lanciato un forte messaggio: “È una chiamata alle armi: nessuno deve essere dimenticato”. L’avvocato ha ribadito l’impegno della categoria a favore della giustizia rieducativa.
L’accordo, della durata di un anno e rinnovabile, prevede la creazione di un tavolo tecnico interistituzionale, con incontri semestrali per valutare l’impatto, promuovere buone pratiche e migliorare l’efficacia degli interventi.
Dal punto di vista operativo, il CONI Umbria metterà a disposizione tutor volontari e corsi di fair play, mentre il Comune di Perugia favorirà l’accesso agli impianti sportivi alle società coinvolte. Gli Uffici giudiziari, insieme al DAP e al Centro Giustizia Minorile, integreranno le attività nel percorso penale personalizzato dei beneficiari.
Con questo protocollo, lo sport non è solo disciplina fisica, ma un atto di fiducia nella capacità delle persone di riscattarsi, una leva educativa potente, un mezzo per rompere il circolo della marginalità e della devianza.