La Corte d’appello di Perugia ha confermato l’assoluzione di Patrizia Pinheiro Reis Duarte Hudson, nota come Patrizia, transessuale brasiliana accusata dell’omicidio preterintenzionale del ventunenne Samuele De Paoli. Il giovane era stato trovato cadavere nella periferia del capoluogo umbro, il 28 aprile 2021. I giudici hanno stabilito che non ci sono elementi sufficienti per condannare l’imputata, ritenendo fondata la tesi della legittima difesa. Ne riferisce Umbria24.
Il ricorso del Procuratore generale, pur articolato, non ha retto il confronto con il principio del “ragionevole dubbio”, che secondo la Corte – presieduta da Paolo Micheli – deve prevalere in caso di incertezza. La sentenza del GUP del 28 settembre 2023 è stata quindi confermata, escludendo responsabilità penali a carico della Pinheiro.
Tra gli elementi analizzati, la Corte ha escluso che il corpo del giovane sia stato trascinato dall’auto al fosso, smontando un importante tassello dell’accusa. L’usura simmetrica dei calzini di Samuele, inizialmente ritenuta compatibile con un trascinamento, è stata attribuita a normale consumo da uso prolungato, escludendo “qualsivoglia trascinamento” su un terreno che non mostrava segni compatibili.
Il racconto degli eventi ha evidenziato che l’aggressione si sarebbe scatenata all’interno dell’automobile, dove De Paoli avrebbe colpito ripetutamente la Pinheiro, nel tentativo di costringerla ad abbandonare il veicolo. La vittima, colta alla sprovvista, avrebbe reagito solo dopo essersi resa conto della posizione di svantaggio. La colluttazione, proseguita all’esterno della vettura, avrebbe visto nuovi colpi al volto della Pinheiro, con caduta degli occhiali e perdita di orecchini.
Il comportamento successivo dell’imputata ha rafforzato, secondo i giudici, la ricostruzione difensiva: Patrizia è tornata sul luogo dei fatti accompagnata da un tassista abusivo, un gesto che – se consapevole della morte dell’uomo – non avrebbe avuto senso, considerando il rischio di creare un testimone a suo carico.
L’avvocato della difesa, Francesco Gatti, ha spiegato che la sentenza riconosce una diversa lettura dei fatti rispetto al primo grado, fondando l’assoluzione piena sulla legittima difesa. A questo punto, l’unica possibilità di impugnazione da parte della Procura Generale sarebbe un ricorso per Cassazione basato su presunte violazioni di legge, non più sui fatti.
Due sono le conclusioni fondamentali a cui è giunta la Corte: in primo luogo, Patrizia non avrebbe potuto conoscere le condizioni cliniche preesistenti di De Paoli, tra cui una vulnerabilità cardiaca aggravata dalla cocaina. In secondo luogo, l’azione dell’imputata rientrava nella necessità di difendersi, trovandosi bloccata in posizione supina nell’abitacolo, sovrastata da un aggressore fisicamente dominante. La manovra con cui ha afferrato al collo la vittima con il braccio destro è stata considerata coerente con una reazione disperata e non premeditata.
Infine, i giudici hanno ritenuto illogico e rischioso un ipotetico intento di occultamento del corpo, giudicando la posizione in cui è stato rinvenuto come compatibile con un tentativo di allontanamento e non con una volontà dolosa.