Poste Italiane, sciopero il 3 giugno anche in Umbria: “Basta promesse vane, salario e diritti”

Slc Cgil e Uilposte mobilitano i lavoratori contro tagli, esclusione sindacale e privatizzazione

Poste

Il clima di tensione sindacale in Poste Italiane si prepara a sfociare in una giornata di sciopero nazionale il prossimo 3 giugno 2025, indetta dalle sigle di categoria Slc Cgil e Uilposte. Lo slogan scelto, “Basta promesse vane. Salario e diritti in Poste Italiane”, sintetizza la protesta nata dalla rottura delle relazioni con l’Azienda, culminata lo scorso novembre con l’estromissione di Cgil e Uil dai tavoli di trattativa.

Al centro dello scontro: tagli, esclusione e precarietà

“La più grande azienda del Paese deve garantire democrazia e pluralismo”, si legge in una nota congiunta delle Categorie dei lavoratori postali, dei pensionati e delle Confederazioni di Cgil e Uil Umbria. Il riferimento è alla mancanza di confronto sindacale e alla progressiva cancellazione del dissenso, in una fase delicata in cui l’Azienda sta portando avanti una riorganizzazione con riduzione degli organici.

Secondo i sindacati, il piano industriale in corso mette a rischio la qualità dei servizi e le condizioni lavorative. Sul territorio umbro, in particolare, la situazione è allarmante a Terni, dove nel mese di maggio è stato attuato un taglio del 30% delle zone di recapito, compromettendo il servizio universale di consegna. Le segnalazioni si moltiplicano anche per gli uffici postali in difficoltà cronica per carenza di personale, gestiti “a forza di prestazioni straordinarie e continui sacrifici sui piani ferie”.

La risposta dell’Azienda e le accuse del sindacato

Poste Italiane nega l’evidenza, replicano i sindacati, nascondendosi dietro i fabbisogni di personale definiti dagli accordi del 27 novembre, che secondo Cgil e Uil non riflettono minimamente la realtà operativa. Dietro questa posizione, secondo le sigle, si cela la volontà dell’azienda di comprimere i costi del lavoro per massimizzare i profitti a breve termine, a scapito degli utenti e dei dipendenti.

“Basta alla politica dei dividendi agli azionisti e delle briciole ai lavoratori”, denunciano con forza i promotori dello sciopero. Gli ottimi risultati economici registrati da Poste, dicono, devono tradursi in aumenti salariali, stabilizzazioni, trasformazioni dei contratti e mobilità interna.

No alla privatizzazione, sì alla sicurezza

Un altro punto caldo della mobilitazione riguarda la vendita delle quote azionarie di Poste da parte del Ministero delle Finanze. “Il 3 giugno ribadiremo il nostro no alla privatizzazione”, annunciano i sindacati, sottolineando che Poste deve rimanere saldamente in mano pubblica per tutelare un servizio essenziale per il Paese.

Infine, viene richiesto un aumento degli investimenti per la sicurezza, sia per i lavoratori diretti che per quelli in appalto. Il rischio, affermano, è che il lavoro nei servizi postali diventi sempre più insicuro, instabile e stressante, a fronte di responsabilità crescenti.

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