Imprenditori umbri della canapa: “Dl sicurezza ci rende criminali, a rischio filiera da 50 milioni”

Tavolo di confronto dopo l'approvazione della legge che impedisce la commercializzazione anche di prodotti non droganti: "In ballo 1000 posti di lavoro, la legge non distingue. Pronti a delocalizzare all'estero se le cose non cambieranno"

Imprenditori umbri della canapa sugli scudi dopo l’approvazione del Dl sicurezza che ora rende illegale la coltivazione della canapa a scopi commerciali anche per scopi non ricreativi. Un colpo al cuore di un settore chenegli anni ha sviluppato un fatturato enorme visto che con la canapa vengono realizzati tutta una serie di prodotti – perfino borse e vestiti – per una filiera in grande crescita.

Solo in Umbria questo comparto, composto in gran parte da Under 40, produce 50 milioni di fatturato e impiega 1000 posti di lavoro. In un tavolo di confronto, 12 imprese umbre del settore  hanno incontrato alcuni rappresentanti istituzionali (l’onorevole Pavanelli, il consigliere regionale Ricci e l’assessore narnese Tramini) e alcune associazioni di settore (Legambiente, Federcanapa, Csi, Ici, Sardinia Cannabis e Resilienza Italia).

L’incontro  ha messo in luce le gravi criticità dell’articolo 18 del decreto sicurezza, frutto secondo le associazioni di un “accanimento sconsiderato
e del tutto ideologico che di fatto trasforma da un giorno all’altro imprenditori legittimi in potenziali criminali”.

“Viene così colpito – proseguono duramente un settore che negli ultimi anni aveva attratto giovani in aree a forte rischio spopolamento, contribuendo alla riconversione di terreni agricoli altrimenti abbandonati e creando occupazione sostenibile nel territorio umbro. Ci troviamo davanti a un provvedimento che presenta evidenti profili di incostituzionalità e che mette a rischio centinaia di posti di lavoro nella nostra regione”, ha dichiarato il
portavoce degli imprenditori”. Particolarmente, secondo gli imprenditori, la norma è indeterminata perchè non distingue tra  infiorescenze con diverse
concentrazioni di THC e applica potenzialmente sanzioni penali anche a prodotti privi di efficacia drogante. Come appunto potrebbe essere una borsa, un abito o la pasta con farina di canapa.

Le principali criticità

Diversi i nodi critici secondo gli imprenditori: “La contraddizione di permettere la coltivazione della canapa industriale ma vietare la commercializzazione delle sue parti naturali, rendendo di fatto impossibile lo sviluppo economico della filiera; l’applicazione di sanzioni severe a prodotti che non rientrano nelle tabelle ministeriali degli stupefacenti; La violazione della libertà di iniziativa economica (sancita dall’articolo 41 della Costituzione) con l’interruzione improvvisa di un settore economico legittimo sviluppatosi sotto la legge 242/2016; l’assenza di una base scientifica che giustifichi l’equiparazione di prodotti derivati da canapa industriale a sostanze stupefacenti”.

Dunque gli imprenditori sono pronti a scendere sul piede di guerra: “Difenderemo il nostro diritto al lavoro e continueremo a lottare per un settore che rappresenta un’importante risorsa economica e occupazionale per l’Umbria, oltre che un esempio di agricoltura sostenibile e innovativa”, sottolineano. Da qui è stata definita una strategia comune che partirà con un ricorso collettivo contro l’articolo 18 del dl sicurezza e proseguirà con una campagna di informazione e sensibilizzazione, l’avvio di un dialogo con le istituzioni ad ogni livello e la creazione di un coordinamento permanente degli operatori del settore.

“Continueremo a portare la voce di questi imprenditori nelle sedi istituzionali, chiedendo chiarezza normativa, tutela degli investimenti e una visione strategica per un settore che merita di essere sostenuto e valorizzato”, hanno dichiarato i tre esponenti politici presenti che si sono impegnati a promuovere iniziative parlamentari per una revisione della normativa che tenga conto delle esigenze del settore e dei principi costituzionali.

Al momento il rischio più grande è proprio che gli imprenditori vadano a processo, oltre ovviamente alla fine del comparto della canapa in Umbria ed in Italia: “Molti di noi imprenditori – sottolinea la nota – siamo già gravati dagli anticipi fiscali del 2025 e ora abbiamo la merce ancora in magazzino. Di questo passo saremo costretti a delocalizzare all’estero con pesanti ricadute sull’economia locale”.

Oltre alle due ternane, hanno partecipato l’incontro e firmato la nota anche le imprese perugine  J.J. Farm s.a.s., J.J. Farm Hemp Shop, Canapa Company s.r.l., Canaponte, Natural Weed, Resinae Farm, CanapOne, Primero e Greenwoods,  Agricola Antichi Grani e Doctor Green Grow Shop

 

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