“Sono pentito e voglio chiedere scusa alla famiglia di Laura appena possibile“. Con queste parole, Nicola Gianluca Romita, 48 anni, ha reso un’ampia confessione dell’omicidio della moglie Laura Papadia, durante l’udienza di convalida nel carcere di Spoleto. Per oltre cinque ore ha risposto alle domande del Gip, assistito dall’avvocata d’ufficio Manola Antinori Petrini.
L’uomo, accusato di omicidio volontario, ha dichiarato di aver agito d’impeto, dopo l’ennesima lite con la moglie, 36enne vicedirettrice di un supermercato di Spoleto. “Il desiderio di maternità di Laura, che io non condividevo, non era il principale motivo dei nostri contrasti” ha affermato Romita, ridimensionando una delle ipotesi avanzate in fase investigativa.
Restano ancora incerte le modalità dell’omicidio. Ha strangolato la moglie a mani nude, con un asciugamano o con una calza? Su questo punto, l’uomo ha fornito risposte vaghe. Solo l’autopsia potrà chiarire i dettagli della morte di Laura, vittima dell’ennesimo femminicidio avvenuto tra le mura domestiche.
Intanto, Spoleto si raccoglie nel dolore. Alle 18:30, in piazza del Comune, è in programma una fiaccolata per ricordare Laura. In città è arrivato anche il padre della vittima, Maurizio Papadia, giunto dalla Sicilia per seguire da vicino le indagini. Sconvolti dal dolore anche il fratello Alexander e i colleghi della donna, che hanno voluto renderle omaggio depositando fiori davanti al supermercato in cui lavorava. Accanto all’ingresso, un grande ritratto di Laura, sorridente e spensierata, l’immagine che tutti vogliono ricordare in questi giorni di lutto.