La tragedia che il 2021 ha visto consumarsi nell’esplosione alla Greengenetics non è un semplice incidente sul lavoro, ma un duplice omicidio. È quanto emerge dalle indagini e dall’istruttoria dibattimentale, dove il pubblico ministero Gemma Miliani ha delineato un quadro di responsabilità che va oltre l’incidente. La morte di Samuel Cuffaro ed Elisabetta D’Innocenti è descritta come il frutto di una “gestione criminale” e di un laboratorio “accrocato” in fretta e furia, senza alcuna precauzione, per far soldi.
Il laboratorio, situato nella zona industriale di Perugia, era dedito all’abbattimento del principio attivo della cannabis. “Un’attività di per sé illecita”, afferma la pm, che esclude qualsiasi parallelismo con tragedie come quella della ThyssenKrupp. Le indagini hanno infatti rivelato che l’esplosione non fu un semplice incidente, ma il risultato di scelte consapevolmente irresponsabili da parte dei datori di lavoro. In particolare, la pm ha evidenziato che il laboratorio, montato in una settimana, era un “accrocco portatore di morte”.
Durante l’istruttoria, la pm ha mostrato per la prima volta in aula le immagini del corpo carbonizzato di Samuel, rinvenuto in una posizione raggomitolata, con il telefonino ancora acceso accanto a lui. È emerso che Samuel morì per asfissia: “Ci sono voluti almeno 15 minuti per la sua morte”, ha spiegato la Miliani, aggiungendo che “non fu il destino a chiamarlo, ma il datore di lavoro che l’ha messo in pericolo”.
Elisabetta, invece, fu travolta dal crollo di una trave prima di essere avvolta dalle fiamme. La sua identità venne riconosciuta dai familiari grazie a un tatuaggio che portava. Sebbene il titolare fosse presente durante l’esplosione, la pm ha sottolineato come l’uomo, miracolosamente illeso, fosse stato più preoccupato per le sue condizioni fisiche che per quelle dei dipendenti. “Abbandonò la nave”, ha commentato la pm, facendo riferimento al suo comportamento di fronte alla tragedia.
Le richieste di pena per i cinque imputati, che sono processati davanti alla Corte d’assise di Perugia, sono ancora in fase di elaborazione. La requisitoria della pm non si è infatti ancora conclusa, ma si prevede che le richieste di condanna arrivino nella prossima udienza, fissata per la settimana prossima.