Assisi prega per Papa Francesco e lo attende ancora in città

Fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, esprime vicinanza al Pontefice e spera di rivederlo presto in città

L’intera comunità francescana di Assisi si stringe in preghiera per Papa Francesco, esprimendo preoccupazione per le sue condizioni di salute ma anche la speranza di rivederlo nuovamente nella città di San Francesco. Fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, ha condiviso con l’ANSA il sentimento di vicinanza e sostegno nei confronti del Pontefice, sottolineando come molti fedeli stiano unendo le loro preghiere a quelle della comunità religiosa.

Un pontefice testimone di pace e fraternità

“Siamo in apprensione, come tutto il mondo, per la sua salute”, ha dichiarato fra Moroni, aggiungendo che la comunità segue da vicino gli aggiornamenti e, soprattutto, prega per il Papa. Oltre ai fedeli, anche molte persone di buona volontà, pur non essendo credenti, riconoscono in Francesco un leader e un testimone di pace, solidarietà e fraternità.

Il custode ha spiegato che in questi giorni le celebrazioni eucaristiche, i Vespri e le Lodi includono momenti di preghiera dedicati al Santo Padre. Molti pellegrini giunti ad Assisi hanno condiviso il desiderio di vedere ancora Papa Francesco in mezzo a loro, ricordando la sua forza e la sua capacità di affrontare le difficoltà con determinazione.

L’invito ad Assisi e il Centenario Francescano

Fra Moroni ha poi ribadito l’auspicio di accogliere nuovamente il Pontefice nella città serafica: “Lo aspettiamo ancora ad Assisi”, ha detto, sottolineando che la comunità francescana sta preparando il Centenario Francescano per il prossimo anno, ma che sarebbe una grande gioia ricevere Papa Francesco anche prima di allora.

Un pensiero ai conflitti in Ucraina e Palestina

Il custode del Sacro Convento ha infine rivolto un pensiero al terzo anniversario dell’inizio della guerra in Ucraina, esprimendo amarezza per il protrarsi del conflitto e per la mancanza di vere prospettive di pace. “Di pace non si riesce a parlare davvero”, ha affermato, sottolineando che si discute solo di sospensioni temporanee delle ostilità, ma senza risolvere i problemi alla radice. Ha poi esteso il suo pensiero anche alla Palestina, evidenziando la tragedia delle vittime innocenti e ponendo una domanda carica di significato: “Ne vale la pena? A quale prezzo?”.

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