Umbria, dal 3 aprile raccolta firme per la legge sul fine vita “Liberi subito”

Laura Santi in prima linea per regolamentare il suicidio assistito. Obiettivo: 3.000 sottoscrizioni nei primi tre mesi

A partire dal 3 aprile, in Umbria prenderà il via la raccolta firme per presentare una proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul fine vita, denominata “Liberi subito”. L’obiettivo è raggiungere almeno 3.000 firme nei primi tre mesi per portare la proposta all’attenzione del Consiglio regionale.

L’impegno di Laura Santi: “Una battaglia collettiva”

A promuovere l’iniziativa è l’associazione Luca Coscioni, con il supporto di Laura Santi, giornalista e attivista affetta da sclerosi multipla progressiva, che ha già ottenuto il riconoscimento dei requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito, ma che continua la sua battaglia per garantire diritti e procedure certe ai malati.

“Non voglio che esistano più altre Laure Santi”, ha dichiarato Santi, spiegando come, nonostante la Corte Costituzionale abbia riconosciuto il diritto al suicidio assistito, in molte Regioni le procedure siano ancora lacunose e poco regolamentate.

Il caso della Toscana e il primo suicidio assistito in Lombardia

L’iniziativa arriva dopo che la Toscana è stata la prima Regione in Italia ad approvare la legge “Liberi subito”, e nel giorno in cui è stato annunciato il primo caso di suicidio assistito in Lombardia.

Santi denuncia come, pur avendo ottenuto il via libera dalla propria ASL, non le sia stata fornita alcuna informazione sulle modalità di somministrazione del farmaco e sulla procedura da seguire. “Sembra che non ci sia la voglia di occuparsene fino in fondo”, ha dichiarato, chiedendo che anche in Umbria si approvi una norma chiara e definitiva.

Un appello ai consiglieri regionali e alla presidente Proietti

L’attivista ha rivolto un appello a tutti i consiglieri regionali e alla presidente della Regione Stefania Proietti, affinché il tema venga affrontato in modo trasversale, al di là delle appartenenze politiche. “Non si tratta di religione, ma di pietas verso i malati”, ha sottolineato.

Con la raccolta firme e il sostegno della cittadinanza, la proposta potrebbe presto approdare in Consiglio regionale, portando anche l’Umbria a seguire l’esempio della Toscana.

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