L’indagine sulla morte di Andrea Prospero, il 19enne di Lanciano trovato senza vita il 29 gennaio in un monolocale di via del Prospetto, entra in una fase cruciale. Il 21enne di Genova, il cui nome compariva sulla carta di credito rinvenuta nel bagno dell’appartamento, ha dichiarato di non conoscere la vittima e di non aver mai denunciato il furto di una carta di credito. Lo riporta il Corriere dell’Umbria.
Ipotesi inquirenti: coinvolgimento in attività online sospette
Coordinati dal procuratore Raffaele Cantone e dall’aggiunto Giuseppe Petrazzini, gli investigatori stanno seguendo più piste. Da un lato, stanno analizzando il telefono di Andrea, i quattro smartphone trovati nel monolocale (non noti alla famiglia) e il pc dello studente. Dall’altro, sono al vaglio le oltre 40 schede SIM rinvenute nella stanza, che potrebbero fornire elementi chiave per comprendere l’attività online del giovane.
L’ipotesi, fin dall’inizio, è che Prospero possa essere stato coinvolto – consapevolmente o meno – in un giro di attività illecite su internet, forse carding (frode con carte di credito clonate o rubate).
Famiglia convinta: “Andrea non si è tolto la vita”
I genitori di Andrea continuano a respingere l’ipotesi del suicidio e sospettano che il figlio sia stato sfruttato da qualcuno, ipotizzando addirittura che possa essere stato ricattato o istigato. Mercoledì scorso, nel corso della trasmissione Chi l’ha visto?, hanno lanciato un nuovo appello, chiedendo verità e giustizia.
Attesa per la relazione tossicologica
Uno dei punti ancora da chiarire riguarda la presenza di farmaci accanto al corpo del ragazzo. La perizia tossicologica stabilirà se Andrea li abbia realmente assunti o se vi siano tracce di altre sostanze.
Nei prossimi giorni, le analisi forensi e le verifiche sulle SIM e sui dispositivi elettronici potrebbero fornire risposte decisive su una vicenda ancora avvolta nel mistero.