L’Umbria continua a perdere giovani, in particolare quelli con un alto livello di istruzione, che scelgono di trasferirsi all’estero in cerca di migliori opportunità lavorative. Il fenomeno, rallentato durante la pandemia, è tornato a crescere, come evidenziato da uno studio della Fondazione Nord Est, riportato dal Sole24Ore.
Dal 2011 al 2023, il saldo migratorio della fascia 18-34 anni è negativo per oltre 5.000 unità, con una perdita di 464 giovani nell’ultimo anno considerato. Un’analisi dell’Istat conferma la tendenza: nello stesso periodo, più di 10.000 under 39 hanno lasciato l’Umbria per stabilirsi in altri Paesi. Tuttavia, il dato potrebbe essere persino sottostimato, poiché non tutti registrano il cambio di residenza al momento del trasferimento.
Il problema della fuga dei giovani si somma alla crisi demografica che colpisce l’Umbria più della media nazionale. Negli ultimi dieci anni, la regione ha perso 15.000 persone nella fascia 18-34 anni, aggravando il rischio di declino economico e perdita di capitale umano. A ciò si aggiunge un’altra tendenza preoccupante: quasi uno studente universitario umbro su dieci sceglie di iscriversi in un ateneo del Nord, riducendo ulteriormente il bacino di talenti locali.
L’esodo giovanile non è solo un problema demografico, ma anche economico e sociale. La mancanza di opportunità adeguate sul territorio spinge i giovani qualificati a cercare salari più competitivi e migliori condizioni di carriera altrove, impoverendo il tessuto produttivo della regione. Un fenomeno che richiede interventi mirati per arginare la perdita di risorse umane e costruire un futuro più attrattivo per le nuove generazioni.